Powell debutta e inaugura la stagione dei rialzi: la Fed alza i tassi all’1,5-1,75%

"Prospettive economiche più forti, altri due aumenti quest’anno e poi 2 o 3 ritocchi nel 2019"

(Teleborsa) Come ampiamente atteso alla vigilia dagli analisti, la Federal Reserve ha aumentato i tassi di riferimento di 25 punti base portandoli a 1,51-75%.  La Banca centrale statunitense ha dunque alzato i tassi d’interesse per la prima volta nell’anno in corso, la sesta da quando nel dicembre 2015 è iniziata la normalizzazione della sua politica monetaria. Debutto, dunque, con rialzo per Jerome Powell,  neo presidente della Fed.

Una mossa concreta per il presente ma anche un segnale cauto che guarda al futuro e a prospettive economiche più forti.  Jerome Powell, neo presidente della Fed, si è presentato alla sua prima conferenza stampa, subito dopo la riunione del Fomc, Federal open market committee, l’organismo che governa il costo del denaro, e detta le prossime mosse: “Procedere in modo troppo lento a ulteriori aumenti del costo del denaro potrebbe rappresentare un rischio per l’economia, perché potremmo poi essere costretti ad agire troppo rapidamente, danneggiando la crescita”. 

AUMENTO GRADUALE – L’imperativo però è procedere a piccoli passi, per questo la parola chiave è “graduale”:  “Decideremo comunque volta per volta, perché dobbiamo fare in modo che l’inflazione prosegua la sua corsa verso l’obiettivo del 2%”

ALTRI 2 AUMENTI ENTRO L’ANNO – L’ipotesi al momento più accreditata è che la Fed rimetterà mano al tasso di interesse ancora due volte da qui alla fine dell’anno. Altri ritocchi di un quarto di punto come ieri per chiudere il 2018 con una forchetta tra il 2 e il 2,25%.

DAZI, CINA NEL MIRINO? – Ovviamente, non sono mancate le domande sui dazi contro la Cina e sulla riduzione delle tasse. “I dazi non hanno condizionato le previsioni”, ha ribadito Powell, che ha sottolineato  “in ogni caso la Fed resta concentrata sui suoi obiettivi statutari, cioè il massimo impiego e il controllo dell’inflazione. Non entra in materie che competono al Congresso o alla Casa Bianca”.
E GUERRA COMMERCIALE – Infine, incalzato anche sull’imminente pericolo di una guerra commerciale, ha commentato: “”E’ un rischio inedito, un tempo di basso profilo e ora più notevole se guardiamo in prospettiva”.
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