Potere d’acquisto? Consumatori pessimisti nonostante dati Istat

(Teleborsa) – L’Istat ha reso noto oggi che, nel 2021, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato del 3,8% rispetto al 2020, la spesa per consumi finali del 7% ed il potere d’acquisto delle famiglie del 2,1%. Dati che le associazioni dei consumatori contestano fortemente, soprattutto quello sul potere d’acquisto che, anzi, sarebbe sceso per effetto dell’inflazione.

“Dati di una precedente era geologica”, sostiene Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, aggiungendo “già nel quarto trimestre 2021 il potere d’acquisto è salito solo dello 0,1% rispetto al terzo trimestre 2021, quando la variazione congiunturale precedente era stata dell’1,4%”.

Ora che l’inflazione è decollata arrivando a marzo al 6,7% dal 3,9% di dicembre e che lo stesso Governo prevede un’impennata del deflatore dei consumi delle famiglie dall’1,7% del 2021 al 5,8% del 2022 – sottolinea Dona- è evidente che il potere d’acquisto delle famiglie quest’anno crollerà specie considerato che le retribuzioni e le pensioni, tanto per cambiare, non saranno adeguate all’aumento del costo della vita”.

Anche Codacons prende le distanze dai dati dell’Istat. “La crescita dei consumi registrata nel 2021 si scontra con un potere d’acquisto ancora al di sotto dei valori pre-Covid – spiega il presidente Carlo Rienzi – Questo ha costretto le famiglie ad intaccare i propri risparmi per sostenere spese e consumi, un segnale non certo positivo che dimostra lo stato di difficoltà in cui versano milioni di nuclei”.

In più il presidente del Codacons avverte che “i dati su consumi, reddito e potere d’acquisto dei cittadini sono tuttavia destinati ad essere stravolti nel 2022, come conseguenza della abnorme crescita delle bollette energetiche, del caro-carburanti e della escalation dei prezzi al dettaglio, emergenze che stanno impoverendo le famiglie italiane e che avranno inevitabili effetti negativi su tutti i dati economici nazionali”.