Poste Italiane in borsa senza il botto. Enav e Ferrovie dello Stato aspettano il loro turno

Poste Italiane ha inaugurato ieri una nuova serie di privatizzazioni che il Governo si appresta a varare, volte a rimpinguare le sofferenti casse statali.

L’IPO di Poste Italiane ha generato 3,4 miliardi di euro per sostenere, tra le altre cose, un imponente programma di assunzioni di circa 8000 dipendenti che andrà a rafforzare l’organico attuale.  

La borsa di Milano ha salutato il primo giorno di quotazione, con un fibrillante interesse iniziale per poi chiudere la sedute in frazionale flessione, denotando un rientro della fretta ad acquistare titoli sul mercato.

L’amministratore delegato di Poste Italiane, Francesco Caio, ha dato avvio alle negoziazioni suonando il tradizionale campanello, dando metaforicamente l’avvio ad una nuova fase storica dell’azienda postale, che vanta 153 anni di storia e 143.000 dipendenti.   

“E’ stato un giorno molto importante” ha dichiarato Fabrizio Pagani, consigliere del ministro dell’Economia per le privatizzazioni. La quotazione era stata vista dal governo come un test per l’intero programma di privatizzazioni che Matteo Renzi ha posto in agenda e che spera vivamente possa attrarre gli investitori stranieri in un momento favorevole come quello attuale, in cui la morsa delle recessione sembra attenuarsi.

Poste Italiane ha un fatturato annuo 28,5 miliardi di euro e conta 32 milioni di clienti. Nel 2013 ha prodotto un utile di un miliardo di euro, per flettere nel 2014 a 212 milioni, a causa di una profonda ristrutturazione in vista della quotazione in borsa.

L’IPO ha riguardato il 38,2% del capitale azionario. Un terzo di questo era riservato ai dipendenti del gruppo, di cui oltre 26.000 hanno aderito. Il 61,8% resta ancora nelle mani dello Stato.

Le prossime privatizzazioni saranno quelle di Enav, l’Ente controllore del traffico aereo e Ferrovie dello Stato, la cui quotazione è prevista per il 2016.

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