Popolare Vicenza, i risparmiatori chiedono giustizia

(Teleborsa) – Mentre la Popolare di Vicenza è alla ricerca di un nuovo presidente, che potrebbe essere il manager veneto Gianni Mion, non si fermano le iniziative dei soci contro l’istituto di credito.

Sulla banca vicentina stanno piovendo denunce, esposti e querele da parte dei soci: sarebbero almeno 1.500 le persone che in caso di processo contro gli ex amministratori della Banca (sei manager sono indagati per aggiotaggio e ostacolo agli organi di vigilanza) potrebbero costituirsi parte civile, cifra davvero significativa. 

Intanto è stata nuovamente rinviata l’azione di responsabilità contro gli ex vertici annunciata dalla dirigenza dell’istituto bancario vicentino. “Questo è grave, è un pessimo segnale. Non ci sono scuse, dato che questa era stata fatta passare come una priorità, da parte dei vertici, per incassare la fiducia dei soci”, ha dichiarato Jacopo Berti, capogruppo del Movimento 5 Stelle in consiglio regionale, aggiungendo che “azionisti e risparmiatori si sentono sempre più abbandonati e presi in giro”, tuonando “chi ha sbagliato paghi!”.

Un gruppo di 14 azionisti, invece, ha querelato il notaio Francesca Boschetti, accusandola di falso ideologico per non aver verbalizzato in modo corretto le dichiarazioni rese dall’Amministratore delegato Iorio nell’assemblea del 5 marzo. Parlando della mancata esecuzione degli ordini di vendita delle azioni, l’Ad avrebbe detto che “chi è stato scavalcato sarà adeguatamente risarcito”, frase che invece non compare nel verbale della riunione. 

L’azione dei risparmiatori passa anche attraverso i social network. Ad esempio l’Associazione “Noi che credevamo nella Banca Popolare di Vicenza” sta raccogliendo le firme per chiedere al Fondo Atlante e all’attuale presidente della Popolare Vicenza, Stefano Dolcetta, le dimissioni dell’amministratore, Francesco Iorio, e l’azzeramento di tutto il Consiglio di Amministrazione. Quasi mille i risparmiatori che hanno sinora aderito a tale iniziativa.

Popolare Vicenza, i risparmiatori chiedono giustizia