Popolare Vicenza, Cappelleri: gestione concentrata in poche persone

(Teleborsa) – A gestire “effettivamente” la Banca Popolare di Vicenza erano in pochi. A dichiararlo il procuratore della Repubblica di Vicenza, Antonino Cappelleri, che in audizione davanti alla commissione d’inchiesta sulle banche ha dichiarato: la gestione “non veniva consapevolmente condivisa dall’intero CdA o dall’intero consiglio sindacale”. Per tale ragione sono state solo 7-8 le persone indagate dalla Procura.

Secondo le indagini la “banca aveva interesse a sopravvalutare il proprio patrimonio e deciso una rivalutazione delle quote che costituivano il patrimonio, una rivalutazione ingiustificata e in questo consiste l’ipotesi di aggiotaggio con l’esposizione di elementi fraudolenti”, per aver indotto con “l’inganno” i risparmiatori all’acquisto.

“In vari momenti e con vari espedienti gli organi bancari, nel momento in cui sono stati sottoposti a visite ispettive della Banca d’Italia e la Consob hanno nascosto e non esposto una serie di operazioni”, ha spiegato il procuratore precisando: gli “ispettori di vigilanza che non hanno ovviamente poteri di autorità giudiziaria, non possono acquisire d’imperio documenti, devono chiedere di esibire proprie documentazioni e su quelle effettuano il riscontro”.

Cappelleri ha poi dichiarato che un sequestro di beni nei confronti dell’ex presidente della Banca Popolare di Vicenza, Gianni Zonin, sarebbe ormai vano poiché la “banca è stata svuotata di qualunque sostanza effettiva,  non ha più strumenti concreti ed efficaci per effettuare i sequestri”. Gli attivi di buona qualità sono stati trasferiti alla good bank e “ormai temo che uno strumento concreto ed efficace non lo abbiamo più in mano”.

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