Ponte Morandi, i periti del gip evidenziano controlli e manutenzioni inadeguati

(Teleborsa) – “Il fenomeno di corrosione a cui è stata soggetta la parte superiore del tirante Sud – lato Genova della pila 9″. È questa la causa scatenante del crollo del Ponte Morandi, secondo i periti del gip Angela Nutini nella relazione sulle cause del disastro avvenuto il 14 agosto 2018 causando la morte di 43 persone. La perizia rappresenta la tappa fondamentale del secondo incidente probatorio disposto durante le indagini, che deve far luce, appunto, sulle cause del cedimento. Il primo incidente probatorio di agosto 2019 aveva evidenziato uno stato diffuso di corrosione dei cavi d’acciaio degli stralli, i tiranti che collegavano la piattaforma stradale alla sommità della pila 9, quella crollata.

La corrosione non è però l’unica imputata, perchè c’entrano anche “i controlli e le manutenzioni che se fossero stati eseguiti correttamente, con elevata probabilità avrebbero impedito il verificarsi dell’evento“, si legge nell’atto firmato dagli ingegneri Giampaolo Rosati, Massimo Losa, Renzo Valentini e Stefano Tubaro. “La mancanza – proseguono – e/o l’inadeguatezza dei controlli e delle conseguenti azioni correttive costituiscono gli anelli deboli del sistema; se essi, laddove mancanti, fossero stati eseguiti e, laddove eseguiti, lo fossero stati correttamente, avrebbero interrotto la catena causale e l’evento non si sarebbe verificato”.

Dal 1993, data dell’ultimo intervento di manutenzione, “non sono stati eseguiti interventi che potessero arrestare il processo di degrado in atto e/o di riparazione dei difetti presenti nelle estremità dei tiranti che, sulla sommità del tirante Sud-lato Genova della pila 9 erano particolarmente gravi”, scrivono ancora i periti.

Con queste evidenze, si rafforza la tesi dei pubblici ministeri Massimo Terrile e Walter Cotugno, secondo cui il collasso del ponte è da imputare alle negligenze della società concessionaria, Autostrade per l’Italia. Il documento ridimensiona anche un altro punto della strategia difensiva di Autostrade: la teoria che da un camion, in transito in quel momento sul Morandi, sia caduta una bobina (coil) di acciaio da 3,5 tonnellate capace di dare il via al cedimento della struttura. “Le analisi svolte – scrivono i periti – portano ad escludere con elevata probabilità l’ipotesi che il coil possa essere caduto dal tir mentre quest’ultimo transitava a cavallo del giunto tra la pila 9 e il tampone 10″, anche perchè “la posizione a terra del semirimorchio e del coil sono pienamente compatibili con l’ipotesi che i due corpi siano precipitati entrambi insieme fino a giungere al suolo”.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Ponte Morandi, i periti del gip evidenziano controlli e manutenzioni i...