Ponte Genova San Giorgio: la regia del RINA per un grande successo italiano di ingegneria

(Teleborsa) – È il ponte della pianificazione. Così ha definito il ponte “Genova San Giorgio” RINA che ha sottolineato in una nota il suo ruolo come Project Management Consultant (PCM) dell’opera.

L’attività del RINA ha incluso la responsabilità, sia in fase di demolizione sia in fase di costruzione del nuovo ponte, della Direzione Lavori e del Coordinamento della Sicurezza in fase esecutiva e il Controllo di Qualità dell’eseguito. L’operato del RINA, prosegue il comunicato, non si esaurisce con l’inaugurazione del 3 agosto, ma proseguirà nei prossimi mesi per completare il ripristino delle aree di cantiere sottostanti l’opera.

“Sono passati 596 giorni dall’avvio delle attività e oggi possiamo celebrare un progetto di ricostruzione e ripartenza – ha commentato Ugo Salerno, presidente e amministratore delegato del RINA – Tutto è iniziato con un evento drammatico che non dimenticheremo mai, ma ora è il momento di fare tesoro dell’energia positiva e guardare al futuro. Si è parlato del fatto che il “Modello Genova” non sia replicabile, ma io non credo che sia vero. Non si tratta di saltare passaggi procedurali o avere minore attenzione, ma piuttosto di pianificare nel dettaglio ogni attività per superare senza ritardi gli inevitabili imprevisti e ottenere risposte immediate ed efficaci da parte di tutti i soggetti coinvolti e, in particolare, dell’amministrazione pubblica. La ripartenza del nostro paese credo dipenda anche da questo: impegno e dedizione uniti a una burocrazia che non ostacoli e rallenti le opere”.

“Non è il ponte dei miracoli, ma il risultato positivo di un ottimo lavoro di squadra con tutti gli stakeholder e nel quale il RINA ha svolto un ruolo fondamentale di coordinamento e regia – ha spiegato Roberto Carpaneto, amministratore delegato di RINA Consulting – La figura del Project Manager è presente in tutto il mondo, soprattutto in realizzazioni complesse come quelle infrastrutturali e nel settore dell’energia. In Italia è poco adottata, e questo rende la realizzazione delle opere più lunga, spesso anche costosa, perché viene meno una gestione ottimale basata su un planning preciso dall’inizio al termine dei lavori. Nel caso del ponte di Genova, calamità naturali come l’alluvione del novembre 2019 e il Covid hanno richiesto una ricalibrazione della pianificazione, ma non hanno portato a ritardi nella consegna dell’opera. Voglio anche ringraziare la cittadinanza di Genova per il calore e la simpatia con cui ha sempre sostenuto il nostro lavoro”.

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