Polveriera Libia: Fayez Al-Serraj sempre più solo, avanza Haftar e Minniti tratta

(Teleborsa) – La caduta del regime totalitario di Gheddafi aveva fatto sperare quanti si auguravano per la Libia un futuro di maggior stabilità, ma lo scenario resta da incubo e la pace ancora, purtroppo, lontanissima. Ad aggravare un quadro di per sè già drammatico, l’azione di Daesh (Isis) che, negli anni, si è insinuato nella società come coltello nel burro, approfittando, come da copione, del lunghissimo vuoto di potere.

Molte delle speranze di normalizzazione della situazione erano passate dal summit di Skhirat, in Marocco, quando i delegati del Congresso di Tripoli e quelli della Camera di Tobruk firmarono l’accordo per la creazione di un “Governo di accordo nazionale” con l’Italia sempre in prima linea a svolgere un ruolo di leadership nel sostenere il processo di stabilizzazione post-rivoluzionario, con l’allora Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni a tenere le fila della Comunità Internazionale insieme al Segretario di Stato americano John Kerry.

Un Governo di unità nazionale, benedetto dall’Onu e dall’Europa, guidato da Fayez Al-Serray, ex Ministro in uno dei Governi del dopo-Gheddafi che era arrivato a Tripoli via mare, a bordo di forze navali libiche, sbarcando nella base militare navale Abu Seta, che però non è mai decollato ma anzi ha mostrato tutta la sua debolezza non potendo contare sull’appoggio da parte della Camera dei rappresentanti di Tobruk, tenuto perciò parzialmente in scacco dalle milizie del generale Haftar che, giorno dopo giorno, guadagna legitttimità e rivendica il ruolo di capo militare dell intero Paese.

Una partita, insomma, tutta da giocare in casa quella tra Serraj e il generale Haftar che avanza, come  Amal Altahir El Haj (nella foto), ex-candidata a Primo Ministro in Libia. L’attivista, molto conosciuta per essere stata la prima donna a correre in Libia per la carica di Premier nel 2012, ha rilasciato questa dichiarazione a noi di Teleborsa che l’abbiamo raggiunta telefonicamente, confermandoci che Serraj sta perdendo il controllo del Paese:

“Qui in Libia la situazione è ogni giorno più drammatica, c’è un vuoto di potere che va colmato per evitare che abbiano la meglio le tendenze disgregatrici. Bisogna garantire unità e una sicurezza che non c’è. Nel frattempo, le condizioni di vita peggiorano: per 16 ore al giorno non c’è luce, Serraj è sempre più solo, anche i suoi uomini più fedeli lo stanno abbandonando con Haftar che guadagna forza e legittimità tra i libici che hanno bisogno di un punto di riferimento forte”.

Un quadro confusissimo, dunque, in cui in tanti (troppi) si contendono lo scettro del potere: l’islamico Khalifa Gwell, protagonista con le sue milizie del tentato golpe dei giorni scorsi, pronto ad accordarsi con Tobruk per fare le scarpe a Serraj; il generale Haftar in Cirenaica, stretto alleato della Russia di Putin; Fayez Serraj, incaricato dall’Onu, che appare sempre più solo e in caduta libera. Infine, l’Isis.

ITALIA – LIBIA, GLI SCENARI – Intanto a Tripoli è tornata a sventolare la bandiera tricolore sulla sede dell’ambasciata d’Italia, che ha riaperto ufficialmente i battenti. Mentre a Tobruk, nell’est della Libia, le autorità locali si sono scagliati contro la riapertura definendola una “nuova occupazione”.

Ex colonia italiana, la Libia resta al centro della politica estera italiana per più di una questione, tutte cruciali: lotta al terrorismo, immigrazione clandestina, traffico di essere umani, sono solo alcuni dei temi caldissimi sul tavolo del nostro Ministro dell’Interno, Marco Minniti, che ha incontrato gli esponenti del governo Serraj per porre le basi di un progetto politico volto a stabilizzare il paese e frenare i traffici illegali, soprattutto il flusso dell’immigrazione clandestina. Dalla Libia parte il 90 per cento degli immigrati illegali che approdano in Italia,

IMMIGRAZIONE E TERRORISMO – “In questa parte del Mediterraneo si gioca una partita fondamentale: nel momento in cui il Daesh è sulla difensiva in Iraq e Siria noi dobbiamo costruire da questa parte del Mediterraneo le condizioni per cui non ci possa essere un ritorno di terroristi, di foreign fighters verso i nostri territori”, dichiara Minniti.

BALLANO INTERESSI ECONOMICI – Minniti, dunque, tratta con Al-Serraj tra le perplessità di molti che iniziano a chiedersi se sia l’interlocutore giusto. Perché il Governo frutto delle mediazioni Onu, sembra ormai non avere (quasi) nessun sostegno in Libia. Un nodo questo da scogliere in fretta, con l’Italia che rischia moltissimo nella partita libica.

Tra Italia e Libia, infatti, non solo legami storici e culturali, ci sono in ballo anche pesantissimi interessi economici con la presenza di stabilimenti di raffinazione dell’ENI e di enormi quantità di giacimenti petroliferi destinati a fare, inevitabilmente, da ago della bilancia.

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