PNRR, CNEL: “Rafforzare PA e confronto con parti sociali”

(Teleborsa) – “Per affrontare il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza bisogna rafforzare la filiera delle amministrazioni e poi abbiamo sottolineato la necessità di coinvolgere le parti sociali”. Lo ha detto il Presidente del CNEL Tiziano Treu nel corso della presentazione della Relazione 2020 su livelli e qualità dei servizi offerti dalle P.A. a imprese e cittadini.

“Questa è una nuova stagione tra le parti sociali e Pubblica amministrazione – ha aggiunto ancora Treu sottolineando che “i rapporti negli anni passati sono stati anche conflittuali“.

Lo scorso 17 febbraio, a proposito delle Amministrazioni pubbliche di fronte alla grande sfida della pandemia,il Presidente Mario Draghi affermava: “Nell’emergenza l’azione amministrativa, a livello centrale e nelle strutture locali e periferiche, ha dimostrato capacità di resilienza e di adattamento grazie a un impegno diffuso nel lavoro a distanza e a un uso intelligente delle tecnologie a sua disposizione. La fragilità del sistema delle pubbliche amministrazioni e dei servizi di interesse collettivo è, tuttavia, una realtà che deve essere rapidamente affrontata”. La Relazione CNEL 2020 e le numerose evidenze in essa presenti – si legge – “confermano a pieno queste considerazioni”.

Nella relazione viene rilevato che “l’anno 2020, l’anno della pandemia da Coronavirus Covid-19, l’anno che ha seminato ansia, timore e morte, l’anno che ha costretto all’isolamento nella vita sociale e ad una inaudita crisi delle attività economiche, l’anno nero si è tinto di un profondo rosso con riferimento alla gestione del bilancio 2020. Gli interventi pubblici rivolti a fronteggiare l’emergenza epidemiologica si sono svolti in un evidente clima di assoluta necessità ed urgenza dando luogo ad una serie continua di decreti-legge rivolti a stabilire regole restrittive e di comportamento per prevenire il diffondersi dell’epidemia e, nello stesso tempo, a operare interventi di natura economica e finanziaria diretti a potenziare il sistema sanitario, a indennizzare lavoratori, imprese e famiglie e ad avviare la ripresa. Ma questi interventi hanno avuto bisogno di utilizzare ingenti risorse finanziarie e di qui il ricorso massiccio all’indebitamento”.

Particolarmente interessante la sezione che ha l’obiettivo di analizzare gli impatti economico-finanziari connessi all’emergenza Covid-19 sui Comuni italiani considerando gli andamenti delle entrate.

Precisando che la studio è stato chiuso il 15 dicembre 2020, viene evidenziato che: le minori entrate correnti attese per il 2020 oscillano fra 5,2 miliardi e 7,6 miliardi di euro, con una media attesa di 6,1 miliardi di euro; si stima che dal 12,6% (ipotesi migliore) al 23% (ipotesi peggiore) delle Amministrazioni comunali saranno in maggiore difficoltà a raggiungere l’equilibrio di bilancio di parte corrente per il 2020; si indeboliscono ulteriormente le aree geografiche già a rischio di tenuta dei conti pubblici locali (Lazio, Calabria e Campania), e sono attese criticità anche in quei territori con tradizione di Comuni con discreti equilibri finanziari, come Toscana, Emilia Romagna, Marche ed Umbria; ciò potrebbe ridurre la capacità di investimento dei Comuni; i Comuni che hanno subìto gli impatti peggiori sono quelli turistici, quelli di più grandi e quelli in procedura di riequilibrio; nell’ambito della erogazione delle risorse integrative straordinarie dello Stato, potrebbe risultare che il 30% di Comuni abbia ricevuto più delle perdite potenziali, in gran parte concentrati al Centro-sud, ma anche in alcune aree del Nord; diversi territori ricompresi nelle regioni che presentavano i maggiori livelli dei servizi comunali ante-Covid-19 peggiorano sensibilmente la propria sostenibilità finanziaria, mettendo dunque a rischio i livelli dei servizi anche laddove i Comuni erano in grado di erogare buoni standard; il sistema dei Comuni esce dal 2020 appesantito da una maggiore vulnerabilità finanziaria, che lo pone meno resiliente a futuri shock.

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