PNRR, Antitrust: alert su rischio corruzione, semplificare Codice Appalti

(Teleborsa) – “La ricostruzione post-pandemica è un’occasione irripetibile per superare antiche fragilità e dare al Paese le strutture necessarie a
contribuire a garantire un sistema produttivo efficiente”. Lo ha sottolineato il Presidente dell’Antitrust, Roberto Rustichelli nella sua relazione al Parlamento nella quale ha anche richiamato sul rischio che “gli ingenti flussi di risorse previsti dal Pnrr non riescano a tradursi tempestivamente in opere pubbliche, quindi in investimenti e in infrastrutture”. Di qui l’invito a rivedere il Codice degli Appalti per limitare i pericoli legati alla corruzione.

“La corruzione, d’altra parte, continua ad essere un fenomeno radicato che va combattuto con forza, in quanto rischia di condizionare la nuova fase, tenuto conto che una parte significativa delle risorse passa attraverso procedure ad evidenza pubblica”. “Se si considera che oggi il 74% dei procedimenti in materia di corruzione riguarda il settore degli appalti pubblici , in particolar modo le procedure di gara (82%), piuttosto che gli affidamenti diretti (18%), una riflessione urgente si impone”, ha detto Rustichelli. “Tutto questo dimostra che il Codice dei contratti pubblici, che pure è stato modificato numerosissime volte, non solo non è stato in grado di contribuire a ridurre gli illeciti, ma rischia altresì, con le sue farraginosità e complicazioni, di ostacolare il conseguimento degli ambiziosi obiettivi assegnati al nostro Paese. Per questo l’Autorità ha richiamato con forza la necessità di semplificare la normativa vigente in un settore che rappresenta l’11% del Pil nazionale”, ha spiegato il presidente .

I dati dell’Antitrust relativi agli interventi a tutela dei consumatori nel periodo gennaio 2019-luglio 2021 evidenziano “un sensibile e progressivo aumento degli impegni che prevedono, da parte delle imprese coinvolte, la volontaria adozione di specifiche misure risarcitorie e/o compensative a favore dei consumatori colpiti dalle condotte commerciali oggetto di istruttoria. Questa tipologia di misure ha riguardato oltre il 42% dei 66 provvedimenti di accettazione di impegni adottati. La percentuale sale al 63% se si considerano le sole procedure (24) concluse con impegni nei primi sette mesi del 2021″: sono alcuni dei risultati illustrati dal Presidente. “Sulla base dei procedimenti per i quali sono disponibili dati definitivi, l’insieme di questi interventi, concernenti diversi e importanti settori economici – dai trasporti aerei e marittimi ai servizi bancari e finanziari, dai prodotti assicurativi alla fornitura di energia elettrica e gas – ha comportato il riconoscimento di ristori a beneficio di oltre 580 mila consumatori, per un importo complessivo restituito superiore ai 34 milioni di euro. – ha aggiunto – Questa modalità di intervento può risultare ben più efficace delle sanzioni pecuniarie, atteso che non solo contribuisce ad accrescere la fiducia nelle Istituzioni da parte di soggetti deboli e privi della capacità di ottenere, da soli, adeguata tutela dei propri diritti, ma promuove anche un modello di comportamento virtuoso da parte delle imprese che migliora la loro reputazione sul mercato ed il rapporto con i consumatori”.

Quanto “all’ampio divario che caratterizza le dinamiche del sistema produttivo italiano rispetto al resto dell’Unione Europea si spiega, infatti, non solo sulla base del basso livello di investimenti e innovazione, ovvero delle carenze che caratterizzano il quadro istituzionale e amministrativo, ma anche per il deficit di concorrenza che si registra in diversi settori”, prosegue. “Per questo, l’Autorità guarda con favore alla centralità assunta dalle politiche di concorrenza in seno al Pnrr. La legge annuale per la concorrenza e il mercato costituisce, in particolare, la sede più adeguata a rimuovere i tanti lacci e lacciuoli che tutt’oggi soffocano le preziose energie creative che al Paese non mancano”.

Quello della concorrenza fiscale sleale tra Stati membri, che costituisce uno dei più gravi fattori di distorsione di quel level playing field che e’ a fondamento di una competizione equa. Il danno arrecato agli Stati che producono valore da dumping fiscale posto in essere da taluni Paesi europei, divenuti oggi dei veri e propri paradisi fiscali con l’euro, si è ancor più aggravato”, sottolinea Rustichelli. “L’Europa – ha detto – è la principale vittima dell’elusione delle grandi società, con oltre il 35% dei profitti spostati dal Vecchio Continente a fronte di meno del 25% degli Stati Uniti”.

“L’introduzione di una global minimum tax pari ad almeno il 15%” per Rustichelli è “un passo avanti nel contrasto al comportamento delle multinazionali che oggi possono liberamente spostare i profitti nei paradisi fiscali” ma “non risolve fino in fondo il problema della concorrenza sleale all’interno dell’Unione Europea nè dal punto di vista etico nè dal punto di vista dell’enforcement, poichè sarà difficile applicare in modo uniforme la nuova imposta a causa della mancata standardizzazione dei criteri di calcolo della relativa base imponibile”.

“Non può continuare ad esistere un sistema nel quale si consente alle multinazionali di operare sfruttando le infrastrutture e i servizi pagati dai cittadini, senza dare il proprio contributo attraverso il pagamento delle tasse nei paesi ove viene prodotto il valore”, ha detto Rustichelli. “Per di più, sempre più spesso il risparmio fiscale non si traduce in investimenti per aumentare la produttività, ma viene utilizzato a beneficio degli azionisti attraverso la corresponsione di lauti dividendi ed il riacquisto di azioni proprie”, ha evidenziato Rustichelli. L’Autorità continua, dunque, “ad auspicare un piu’ deciso impegno su tale fronte poichè lo sviluppo di un Paese membro non può essere perseguito attraverso forme aggressive di concorrenza fiscale in danno degli altri”, ha sottolineato il presidente per il quale “questa è una competizione sleale lesiva della concorrenza e del mercato, dalla quale escono tutti sconfitti. Se l’obiettivo che ci attende e’ quello di costruire una Europa più forte, coesa e solidale, questo dipende anche dal modo con cui verrà affrontato il tema della concorrenza fiscale e contributiva sleale”.

Il Presidente Rustichelli ha chiesto, poi, di rimuovere i limiti al voto plurimo per le società quotate. “Al fine di garantire un effettivo level playing field nel mercato unico ed evitare una grave penalizzazione del nostro Paese, si ribadisce inoltre l’importanza di rimuovere i limiti oggi esistenti nel nostro ordinamento all’emissione di azioni a voto plurimo per le società quotate”, ha detto. “Tali limiti costituiscono dei vincoli alla libera organizzazione dell’attività economica che possono spingere le imprese a non scegliere l’Italia come propria sede, ovvero a spostare quest’ultima in paesi in cui detti vincoli non sono previsti”, ha sottolineato il Presidente.

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