PMI, Studio Temporary Manager: rating a rischio per il 36% delle aziende

(Teleborsa) – Un vademecum in 10 punti per aiutare gli imprenditori nei momenti di crisi aziendale. È quanto realizzato da Studio Temporary Manager in risposta alla esigenze espresse dalle PMI nel corso del 2020. Crisi d’impresa, piano di risanamento, ristrutturazione aziendale (c.d. Turnaround), sono state infatti tra le parole più ricorrenti del 2020 appena trascorso e le prossime su cui puntare secondo la società specializzata in servizi di temporary management professionale.

Un anno complesso per le PMI italiane, che ha visto secondo il Cerved un aumento dei default del +10% rispetto ai mesi pre-Covid e la previsione di un raddoppio per il 2021, nonostante gli aiuti statali e le speranze affidate al Recovery Plan. In questo scenario di incertezza, Studio Temporary Manager S.p.A., ha elaborato un’analisi sui bilanci depositati presso la Camera di Commercio di circa 72 mila imprese italiane, con fatturato tra i 5 e i 50 milioni di euro, fotografando lo stato di crisi delle aziende e dividendole in categorie con rating positivo e critico. Sul totale del campione preso in esame, il 36% presenta al momento un rating a rischio.

Se ci si sposta poi a livello regionale, tutti i territori mostrano segnali di sofferenza ma con valori variabili. In otto regioni le imprese con un rating a rischio superano il 40% e tutte il 30%: tra queste si evidenziano la Sicilia (43%), l’Abruzzo (42%), il Lazio (42%), il Molise (42%), la Puglia(42%), la Calabria (41%), la Basilicata (41%) e la Sardegna (41%). Seguono l’Umbria (39%), l’Emilia Romagna (37%), la Liguria (37%), la Toscana (36%), il Piemonte (35%), la Lombardia (35%), il Friuli-Venezia Giulia (34%), la Valle d’Aosta (34%), la Campania (33%), le Marche(34%), il Trentino-Alto Adige (31%) e il Veneto (31%).

Nasce anche da questa fotografia la necessità di linee guida per le PMI in difficoltà. Tra i principi messi al primo posto dalla società specializzata in servizi di temporary management professionale ci sono la discontinuità con il passato, la necessità di fermare l'”emorragia”, la reattività e la ristrutturazione del debito.

“Dalla nostra analisi emerge che già nei bilanci ad oggi depositati sono presenti evidenti segnali di criticità; molto probabilmente l’impatto del Covid e la relativa chiusura a intermittenza di molte attività accelereranno la crisi delle imprese italiane già fragili, a cui se ne aggiungeranno altre, e ciò comprometterà in modo significativo la capacità delle stesse di far fronte ai propri impegni finanziari futuri – ha dichiarato Alberto Cerini, Responsabile “Corporate Turnaround & Restructuring” di Studio Temporary Manager – Di conseguenza, anche il rapporto con gli istituti di credito è divenuto più complesso e richiede ora più che mai assistenza qualificata per poter accedere alle opportunità finanziarie messe a disposizione dai recenti provvedimenti legislativi. Portare a compimento un piano di risanamento aziendale di successo può offrire una seconda possibilità ad un’impresa in crisi, e per far ciò va creato un clima di fiducia e consenso presso i principali stakeholders, cioè clienti, fornitori, banche e fisco, in quanto è solo con l’appoggio anche di questi ultimi che si può implementare un efficace rilancio aziendale”.

Gli altri punti messi in evidenza nel vademecum sono la risoluzione dei problemi industriali, la comunicazione efficace del progetto di risanamento ai terzi, la gestione dell’azienda per cassa, la concentrazione sul core business dell’azienda, la progettualità per il futuro della stessa (anche con operazioni di M&A) e, infine, l’umiltà, il coraggio e la forza di innovare.

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