Più stimoli o status quo? Falchi, colombe e indecisi della BCE a confronto

Si anima la dialettica in seno alla Banca Centrale Europea in merito ad un possibile incremento del quantitative easing.

In queste ultime settimane sempre più esponenti del Board dell’Istituto con sede a Francoforte si stanno esprimendo su un eventuale incremento degli stimoli alla luce della deflazione e dei segnali di rallentamento dell’economia globale.

Tra le “colombe”, ossia tra i sostenitori di una politica monetaria espansiva, c’è il Governatore della Banca Centrale di Spagna Luis Maria Linde. In occasione di un evento finanziario, Linde ha parlato di aumentate incertezze e rischi al ribasso per le prospettive economiche, aggiungendo che l’attuale livello dei prezzi è molto al di sotto del target della BCE del 2%.

Viste queste premesse, ha poi aggiunto, la Banca Centrale Europea, se necessario, potrebbe estendere o modificare l’ammontare del programma di acquisti.

Tra i “falchi”, ossia tra i banchieri meno favorevoli ad una politica eccessivamente espansiva, si colloca invece, almeno per il momento, il numero uno della Banque de France Christian Noyer. In una intervista ad una TV francese, Noyer ha dichiarato che il QE è ben calibrato e che la deflazione è causata solo dal crollo delle quotazioni energetiche. 

Da rilevare che Noyer lascerà l’incarico a fine ottobre per essere sostituito da Francois Villeroy de Galhau. 

Tra gli indecisi, infine, c’è Ewald Nowotny. Fino a qualche giorno fa il Governatore della Banca Centrale austriaca aveva lasciato intendere di essere favorevole al lancio di nuovi stimoli, ma oggi ha dichiarato al quotidiano polacco Puls Biznesu che per ora, secondo la sua opinione, è troppo presto per parlare di incremento del quantitative easing perché manca ancora molto al termine del piano di stimoli.

Questi commenti giungono a pochi giorni dal meeting di politica monetaria della BCE che si svolgerà a Malta il 22 ottobre. Molti investitori si attendono qualche delucidazione dal Presidente Mario Draghi in merito ad un possibile incremento del QE.

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