Cosa sono i PIR e quali le novità per il 2019 che generano discussioni

Secondo gli esperti, il mercato dei nuovi piani di risparmio individuale rischia il blocco per mesi

I PIR sono piani individuali di risparmio per piccoli investitori e nascono principalmente per convogliare risorse economiche verso le piccole e medie imprese italiane.

Un prodotto a medio rischio sempre più gettonato dai risparmiatori che lo utilizzano come strumento di investimento nel medio e lungo periodo. Ma cosa sono esattamente i PIR e quali sono le novità introdotte dalla nuova Legge di Bilancio che stanno facendo discutere economisti ed esperti del mercato finanziario?

Cosa sono i PIR

Come anticipato, i PIR sono piani individuali di risparmio nati nel 2017 con la precedente manovra economica. Ai piccoli investitori che decidono di sottoscriverli, viene garantita l’assenza di tassazione a condizione che l’investimento resti attivo per 5 anni e vengano soddisfatte determinate condizioni.

Ogni PIR, infatti, non può superare i 30 mila euro di investimento e l’investitore non può sottoscrivere programmi di risparmio di questa tipologia per più di 150 mila euro. Il vantaggio è che in questo modo non dovranno essere corrisposte imposte per capital gain, dividendi, successione e donazioni.

Come investire nei PIR

I PIR sono riservati a persone fisiche e non ad aziende o ad altre persone giuridiche. Sono per lo più gestiti da società operanti nel settore del risparmio, assicurativo e amministrato, ma possono essere costruiti anche in modo autonomo dal singolo risparmiatore.

Questi prodotti finanziari sono composti prevalentemente da azioni, obbligazioni, quote di fondi di investimento e conti correnti bancari. In essi vigono due vincoli di investimento:

  • Il “vincolo di diversificazione” che lascia il 70% di quanto investito alle imprese italiane ed europee che abbiano un’organizzazione stabile in Italia.
  • Il “vincolo di concentrazione”che impone che non più del 10% del portafoglio possa essere destinato a strumenti emessi dallo stesso emittente.

Rispetto al primo vincolo, il restante 30% può essere investito in altri prodotti finanziari. Del 70% di risorse destinate alle imprese italiane, invece, il 30% deve essere investito in strumenti emessi da imprese non incluse nel FTSE Mib, ma quotate nei segmenti MidCap (titoli a media capitalizzazione), Star (società ad alti requisiti), Standard o AIM.

PIR: le novità del 2019 che fanno discutere

Con l’approvazione della nuova Legge di Bilancio, secondo gli esperti, il mercato dei PIR rischia di bloccarsi per diversi mesi. La ragione è da ricercare nei commi che vanno dal 211 al 216 dell’articolo 1 del nuovo testo dove si introducono alcune variazioni rispetto la legge del 2017 che li ha istituiti.

Nello specifico, si stabilisce che i nuovi Pir sottoscritti dal 1 gennaio ’19, dovranno investire almeno il 3,5% del patrimonio in fondi italiani di “venture capital” e un altro 3,5% in azioni di piccole e medie imprese (quotate Aim) con meno di 250 dipendenti e 50 milioni di ricavi. Il punto è che per le Società di gestione del risparmio (Sgr) con grossi patrimoni, questi vincoli saranno molto difficili da rispettare.

Inoltre, tali emendamenti necessitano dei decreti attuativi che al momento non sono ancora stati creati. In loro assenza, i Pir di nuova istituzione restano di fatto bloccati mentre chi ha già sottoscritto dei PIR in passato può continuare ad alimentarli con nuovi investimenti.

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