PIL, UpB: rischi da Covid e prezzi ma anche uso fondi PNRR

(Teleborsa) – Nel 2022 l’attività economica dovrebbe continuare a espandersi, del 3,9 per cento; dopo un primo trimestre molto debole a causa della recrudescenza pandemica, la crescita si rafforzerebbe dalla primavera, avvantaggiandosi del progressivo miglioramento delle condizioni sanitarie. Entro il semestre in corso l’attività raggiungerebbe i livelli di fine 2019. Queste le nuove previsioni diffuse dall’Ufficio Parlamentare di bilancio stando alle quali Nel 2023 il PIL proseguirebbe il graduale percorso di normalizzazione, rallentando all’1,9 per cento, anche per via dell’intonazione meno espansiva delle politiche economiche.

Previsione che – chiarisce la nota – “assumono la completa attuazione dei programmi di investimento del Pnrr, concordati in sede comunitaria, oltre che la piena efficacia delle misure di politica monetaria della Bce, tenendo conto del loro graduale riassorbimento a partire da quest’anno”. Il complesso delle misure di stimolo finanziate con i fondi europei e degli interventi programmati con la manovra di bilancio per il 2022 sosterrebbe il Pil per circa tre punti percentuali nel triennio 2021-23.

Rispetto al quadro macroeconomico formulato dall’Upb in ottobre, in occasione dell’esercizio di validazione delle previsioni della Nadef 2021, sono state sensibilmente modificate le variazioni annuali, ma con impatti limitati sui livelli alla fine dell’orizzonte previsivo.
Al rialzo di sette decimi di punto percentuale sulla crescita del PIL nel 2021 si è contrapposta la correzione al ribasso per quasi un punto percentuale nel biennio 2022- 23.

L’ultima nota sulla congiuntura di febbraio rileva che sulla crescita del Pil e sull’inflazione esistono “rischi di varia natura, orientati al ribasso”, legati al Covid e alle materie prime energetiche, ma anche all’utilizzo piu’ o meno efficiente dei fondi del Recovery.

“Le previsioni per i primi mesi dell’anno in corso – spiega l’Autorità dei conti pubblici – poggiano sull’ipotesi che l’ondata di contagi in corso non crei ulteriori tensioni sul sistema sanitario, per cui sia possibile un graduale allentamento delle restrizioni nel corso dell’anno. In un’ottica di medio periodo, il contesto dell’economia internazionale delineato dai maggiori previsori appare relativamente favorevole, ma se le frizioni nella logistica e i colli di bottiglia nell’offerta, nonchè il balzo dei costi energetici, dovessero riassorbirsi più lentamente di quanto atteso vi sarebbero rischi per la domanda estera dell’Italia. Vi è inoltre un rischio connesso all’ipotesi dell’integrale, tempestivo ed efficiente utilizzo da parte dell’Italia dei fondi europei del programma NGEU, al fine di attuare i progetti di investimento predisposti con il PNRR”.

Nel medio termine non si può comunque escludere anche uno scenario favorevole, “in quanto le elevate consistenze di risparmio accumulate a scopo precauzionale dalle famiglie durante la recessione favorirebbero un recupero della spesa per consumi più rapido se l’incertezza si riducesse stabilmente.
Tuttavia, l’aumento dell’inflazione in atto potrebbe risultare più persistente di quanto prefigurato dalle autorità monetarie; in tal caso l’aumento dei prezzi intaccherebbe il potere d’acquisto delle famiglie e potrebbe attivare ulteriori reazioni delle banche centrali”.

Quanto all’economia globale, “pur proseguendo su un sentiero di crescita, sconta gli effetti della quarta ondata pandemica e di una ripresa dell’inflazione più intensa e persistente del previsto”.