PIL Italia, anche la Banca d’Italia rivede al rialzo la stima di crescita per il 2021: +6%

(Teleborsa) – Anche la Banca d’Italia ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita in Italia nel 2021. L’Istituto di via Nazionale nel Bollettino economico pubblicato oggi, infatti, ha stimato che l’aumento del PIL dovrebbe collocarsi intorno al 6%, “un valore sensibilmente superiore a quanto stimato nel Bollettino economico di luglio”.

Nel report la Banca d’Italia ha evidenziato che nel Paese l’aumento del PIL, che nel secondo trimestre è risultato ben superiore alle attese, sarebbe proseguito nei mesi estivi. “Sulla base degli indicatori disponibili, nel terzo trimestre la produzione industriale sarebbe cresciuta di circa un punto percentuale e il PIL di oltre il 2% – spiegano gli economisti della Banca d’Italia –. L’estensione della copertura vaccinale e l’incremento della mobilità hanno reso possibile la ripresa dei consumi di servizi da parte delle famiglie, che si è associata al recupero già in atto degli investimenti”. In base ai sondaggi condotti dalla Banca Centrale, le attese delle famiglie sulla situazione economica dell’Italia sono nel complesso migliorate così come la propensione a spendere nei comparti più colpiti dalla pandemia, tra cui alberghi, bar e ristoranti, è in ripresa. “Permane tuttavia ancora cautela nelle prospettive di spesa, soprattutto tra i nuclei meno abbienti”, si legge. Le imprese hanno invece confermato giudizi “molto favorevoli” circa le condizioni per investire.


Bene anche il settore delle esportazioni. La Banca d’Italia ha segnalato che la crescita dell’export che nel secondo trimestre è stata robusta e superiore a quella del commercio mondiale, è proseguita nel terzo. “In estate la spesa dei viaggiatori stranieri è stata significativamente più elevata rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ma ancora inferiore ai valori del 2019. Sono continuati gli acquisti di titoli italiani per investimenti di portafoglio da parte di non residenti”, ha aggiunto il rapporto. Inoltre il miglioramento della congiuntura si è tradotto in primavera in un deciso rialzo dell’occupazione, soprattutto a termine, e delle ore lavorate. La Banca d’Italia ha rilevato che in luglio e agosto gli occupati sono ancora aumentati ma a ritmi più contenuti e avverte che “non sono però del tutto superati gli effetti della crisi pandemica e permangono segnali di sottoutilizzo del lavoro: il ricorso agli strumenti di integrazione salariale è ancora ampio, sebbene molto inferiore ai massimi del 2020, e il tasso di attività è al di sotto dei livelli di due anni fa”.

Quanto all’inflazione, il documento segnale che ha raggiunto in settembre il 2,9%, “sospinta dalla crescita marcata dei prezzi dei beni energetici”. Nelle proiezioni l’incremento non dovrebbe estendersi al medio termine: i recenti accordi contrattuali non prefigurano finora un’accelerazione dei salari. Le imprese segnalano di avere adeguato al rialzo le previsioni di aumento dei propri listini, che restano però ancora sotto il 2%.

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