PIL, Confindustria: terzo trimestre in affanno per l’economia del Paese

(Teleborsa) – Sono poco rassicuranti le considerazioni arrivate oggi dal Centro Studi di Confindustria sullo stato di salute dell’economia nostrana. Analizzando i dati del PIL registrati nel terzo trimestre del 2019, emerge che l’economia del Bel Paese risulta “ferma”, l’industria “in affanno”, i servizi “solo in lieve recupero”, gli investimenti “sono attesi in calo” e migliora di poco solo lo scenario per i consumi.
I tassi sovrani sono scesi ai minimi storici, ma lo spread resta ampio – spiegano poi nel report gli analisti di viale dell’Astronomia – rischia di fermarsi l’export per la flessione degli scambi mondiali e la Germania in panne. I mercati finanziari segnalano frenata a livello internazionale. Peggiora il rischio hard-Brexit, c’è meno crescita Usa e gli emergenti sono senza slancio”.
Il quadro rimane ancora debole nonostante, rispetto al secondo trimestre in cui il Prodotto Interno Lordo era risultato piatto, in quello appena analizzato sia stato registrato un lieve rialzo. Accanto alla conferma di alcuni segnali di miglioramento, infatti, “perdura una lunga serie di dati negativi che riflettono anche uno scenario globale non brillante e con rischi al ribasso”. Questo lo quadro dipinto dal report degli analisti di viale dell’Astronomia.

Ma non è tutto, continua anche la “dinamica negativa” nell’industria: l’indice Pmi (Purchasing Managers’ Index) segnala una flessione dell’attività nei mesi estivi. La produzione è vista in calo a luglio (-0,3%) ed è attesa in lieve recupero ad agosto, per lo più per ricostituzione dei magazzini. Nel settore dei servizi, invece, il Pmi è ulteriormente salito a luglio, in area di espansione (51,7), dopo che fatturato e valore aggiunto erano tornati a crescere nel secondo trimestre. I dati qualitativi segnalano un moderato incremento degli occupati nei servizi, non nell’industria. Gli indicatori annunciano una flessione degli investimenti nel terzo trimestre (+1,9% nel secondo). Gli ordini interni dei produttori di beni strumentali sono scesi a livelli molto bassi a luglio-agosto. La fiducia delle imprese manifatturiere è calata ancora ad agosto ai valori del 2015. Meglio i consumi: dopo un secondo trimestre a crescita zero lo scenario è migliorato. Gli ordini interni dei produttori di beni di consumo hanno recuperato a luglio-agosto, pur su bassi valori. La fiducia delle famiglie è rimasta su discreti livelli ad agosto, dopo il balzo a luglio, specie per un maggiore ottimismo sull’economia. L’aumento dell’occupazione (+1,2% nei primi 7 mesi) sostiene il reddito.”

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