PIL, Confcommercio: dati Istat consolidano le aspettative di ripresa

(Teleborsa) – “L’importante e inattesa revisione effettuata dall’Istat sull’andamento del PIL nel primo trimestre è un dato che consolida le aspettative di una ripresa che potrebbe superare, nel 2021, il 4,5%”. Così ha commentato l’Ufficio Studi di Confcommercio i dati diffusi oggi dall’Istat. “Al momento – prosegue la nota – il recupero appare affidato agli investimenti in costruzioni e mezzi di trasporto. La domanda delle famiglie continua a mostrare un’evoluzione negativa, soprattutto per i servizi. Ed è da questa componente, che rappresenta quasi il 60% del PIL, che dovrà generarsi nei prossimi mesi la spinta per un recupero piu’ significativo dei livelli produttivi ed occupazionali”.

“D’altra parte – ha sottolineato l’Associazione – proprio i dati sull’andamento dell’occupazione e della disoccupazione nel mese di aprile forniscono un quadro di poche luci e molte ombre sulla situazione del mercato del lavoro e sulle prospettive a breve termine. Al di là delle difficoltà che crea il confronto con un periodo nel quale lo scorso anno il lockdown aveva impedito lo svolgimento di molte attività, inclusa la ricerca di un’occupazione, va considerato che gran parte del mese in cui è stata effettuata l’indagine è stata caratterizzata da chiusure e incertezze sul programma di riaperture, fenomeno che ha limitato tanto la domanda quanto l’offerta di lavoro”.

È proprio l’attesa delle riaperture di molte attività ha sottolineato Confcommercio che, in ogni caso, ha determinato il miglioramento dell’occupazione, essenzialmente dipendenti a termine (lavoratori stagionali) e ritorno sul mercato del lavoro di parte degli inattivi. “Preoccupa quanto sta accadendo sul versante degli indipendenti, segmento che da febbraio 2020 ha subito una riduzione del 6,6% (-347mila unità) e per il quale permangono segnali di ridimensionamento”, ha invece sottolineato.

“In generale, le prospettive sono senz’altro di crescita dell’occupazione che si dovrà, però, confrontare con le ingenti perdite di input di lavoro subite nel recente passato, tenuto conto che il numero di occupati era in riduzione già prima della pandemia. Così, rispetto a giugno 2019, la perdita di occupazione supera il milione e centomila unità“, ha concluso l’Ufficio Studi.

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