Pil con la retromarcia: negli ultimi 10 anni persi 2000 euro pro capite

Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, lancia l'allarme

(Teleborsa) Pil e crescita, due termini che viaggiano sullo stesso binario, legati dunque a doppio filo. Si sa, infatti, che il Pil è un un indicatore del benessere di un paese.In quest’ ottica non sono di certo rassicuranti i dati che fotografano una situazione, com’è noto, ormai altalenante da anni e allarmante, specie se inserita nel contesto di una ripresa che fa veramente fatica a decollare.

Negli ultimi 10 anni, gli  italiani hanno perso circa 2.000 euro di Pil pro capite. Lo ha detto il  presidente di Confcommercio Carlo Sangalli commentando i dati del rapporto “Eredità pesante, congiuntura difficile, legge di bilancio complessa”, realizzato dall’ufficio studi dell’associazione.

“Dall’analisi del nostro ufficio studi, ha illustrato Sangalli, emerge chiaramente che la malattia cronica del nostro Paese è la bassa crescita. Negli ultimi 30 anni siamo sempre in fondo alle classifiche internazionali per variazione di Pil, reddito, consumi. Basti pensare che negli ultimi 10 anni ogni cittadino italiano ha perso circa 2.000 euro di reddito”.

Numeri alla mano, dunque, il Pil reale pro capite nel 2008 era pari a 28.200 euro mentre  è sceso a 26.700 euro, nel 2018, registrando dunque una severa riduzione pari al 5,4 per cento.
Ora quel che più interessa è ciò che succederà nell’immediato futuro, per questo è importante analizzare i possibili scenari da cui dipende il futuro del nostro paese. Senza l’aumento dell’Iva previsto dalla clausola di salvaguardia il Pil nel 2019 aumenterà dell’1,1%, se invece non si riuscisse a scongiurare l’aumento, la crescita del Pil si fermerà tra lo 0,8 e lo 0,7 per cento. Ma ovviamente preoccupano anche altri aspetti:  pesante la ricaduta negativa sui consumi che ne risentirebbero con una variazione positiva di solo lo 0,3-0,4%: l’aumento dell’Iva graverebbe sulla spesa media annua tra i 212 euro per una persona sola over 65 a 412 per una coppia con almeno tre figli.
Tutt’altro che rosee, dunque, le previsioni di Confcommercio illustrate dal direttore dell’ufficio studi Mariano Bella . Ma “dopo il dato sulla produzione industriale di stamattina stimiamo un ulteriore rallentamento del Pil”, ha aggiunto Bella in riferimento al dato di luglio dell’Istat (-1,8%) “particolarmente brutto perché riguarda i beni di consumo e strumentali, e luglio fa parte del terzo trimestre”. 
Una revisione col segno meno che riguarderà soprattutto il 2019, ma con molta probabilità anche l’anno in corso.
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