Petrolio, sfuma l’ipotesi di congelare la produzione

(Teleborsa) – Si esaurisce la spinta dei prezzi del petrolio innescata di recente dall’ipotesi di un congelamento della produzione in occasione dell’incontro OPEC, il prossimo mese, ad Algeri. 

Sul New York Mercantile Exchange, il Light Sweet Crude scadenza settembre registra un ribasso dell’1,62% portandosi a 46,87 dollari al barile mentre il Brent Crude, cede l’1,42% fermandosi a 49,44 dollari al barile.

Effetto Yellen. Sui prezzi del petrolio, pesano anche i commenti del Presidente della Fed, Janet Yellen, che ha rafforzato l’ipotesi di un rialzo dei tassi statunitensi, nei prossimi mesi. 

Diversi membri dell’OPEC vogliono rilanciare l’idea di creare nuovi limiti alla produzione, un argomento sollevato dai membri del cartello, durante l’incontro a Doha lo scorso aprile, ma che si è chiuso poi con un nulla di fatto. Tra gli addetti ai lavori, prevale lo scetticismo che anche la riunione di settembre si tradurrà in un flop.

Ad alimentare lo scetticismo sono stati i nuovi record segnati dall’Arabia Saudita che non lasciano speranze. Solo nel mese di luglio, il leader del cartello ha estratto in media 10,67 milioni di barili al giorno, registrando così un nuovo massimo storico dopo quello già record di 10,56 milioni riportato a giugno 2015. 

Nel breve termine, il mercato monitorerà l’andamento delle scorte di petrolio e derivati, negli Stati Uniti. Un nuovo aggiornamento è atteso per mercoledì, dall’EIA, divisione del Dipartimento dell’Energia americano. 

Secondo l’ultimo report mensile dell’International Energy Agency (IEA), l’agenzia internazionale per l’energia, l’offerta di petrolio inizierà a scendere molto gradualmente nella seconda parte dell’anno. Nello stesso tempo, però, la crescita della domanda globale rallenterà. 

Petrolio, sfuma l’ipotesi di congelare la produzione
Petrolio, sfuma l’ipotesi di congelare la produzione