Petrolio, settimana “no” con taglio offerta e super dollaro

(Teleborsa) – Il petrolio si avvia a chiudere la settimana in ribasso, anche se non sui minimi, di riflesso ad un effetto valutario e ad un razionamento dell’offerta. Questa mattina sul mercato continuo del Nymex, il future più prossimo sul Light crude scambia a 82,3 dollari al barile, con una limatura dello 0,8% rispetto alla chiusura di ieri, ma al di sopra del minimo settimanale di 81 dollari toccato nella giornata di lunedì. Il Brent invece è più stabile a 90,4 dollari al barile (-0,05%).

A deprimere le quotazioni del greggio contribuisce innanzitutto un fattore valutario, legato al progressivo apprezzamento del dollaro, valuta in cui il petrolio viene scambiato. Il dollar index, che sintetizza l’andamento del dollaro rispetto ad un basket delle principali valute mondiali, guadagna oggi lo 0,3% a quota 111,4, netto rialzo rispetto a 109,4 di inizio settimana, per effetto del rialzo dei tassi operato dalla Fed.

L’altro effetto disincentivo è legato al razionamento dell’offerta, posto che l’OPEC + ha deciso a inizio settembre di tagliare la produzione di 100mila barili, sorprendendo gli analisti che attendevano un altro aumento dell’output.

Una telefonata fra il Presidente russo Vladimir Putin ed il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, nella giornata di ier,i ha confermato questa linea. “Sono state considerate le questioni del coordinamento russo-saudita – spiega il Cremlino in una nota – al fine di garantire la stabilità del mercato petrolifero mondiale. Entrambe le parti hanno apprezzato molto gli sforzi nell’ambito dell’Opec+ e hanno confermato l’intenzione di continuare ad aderire agli accordi raggiunti“. La prossima riunione Opec + si terrà il prossimo 5 ottobre.

A controbilanciare questo effetto la frenata delle trattative che avrebbero garantito il ritorno all’accordo nucleare con l’Iran, in grado di sbloccare un grosso quantitativo di produzione dal Paese mediorientale sotto sanzione.

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