Petrolio, pugno duro dell’Iran all’Opec

(Teleborsa) – Pugno duro dell’Iran all’Opec e agli Stati dell’organizzazione che remano contro Teheran.
“A causa dell’unilateralismo di alcuni dei suoi membri, il cartello degli esportatori rischia il collasso“. E’ questo quello che avrebbe affermato il ministro del petrolio iraniano, Bijan Zangeneh, stando a quanto riporta Shana, l’agenzia di stampa del ministero stesso.
Il ministro si è espresso così duramente al termine di un incontro con il segretario generale dell’Opec, Mohammed Barkindo, in visita nella capitale iraniana.

Il confronto con il Segretario generale dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, avviene all’interno di una cornice attuale in cui si vede la Repubblica islamica trovarsi nel mirino delle nuove sanzioni imposte dagli Usa, su cui Washington ha appena deciso di non rinnovare alcune deroghe.
Secondo alcuni osservatori la produzione iraniana avrebbe già subito una riduzione che equivarrebbe ad un 1 milione di barili al giorno e gli ultimi sviluppi potrebbero causare altre erosioni. Con queste previsioni a breve termine, sempre gli Stati Uniti e sempre il presidente Donald Trump come primo sostenitore della causa, premono sull’Opec e soprattuto sull’Arabia Saudita affinché si adoperino a compensare i cali registrati. Finora Riad ha evitato di impegnarsi esplicitamente in tal senso, anche se storicamente cerca di contrastare il rivale medio orientale sfruttando qualunque occasione per soffiargli quote sul mercato globale del greggio. Il ministro dell’Energia saudita, Khalid al-Falih, per ora si è limitato ad affermare che il Paese consulterà gli altri Stati Opec per assicurare che il mercato sia ben bilanciato.
“L’Iran aderisce all’Opec per i suoi interessi e se alcuni membri dell’Opec vogliono minacciare o mettere in pericolo l’Iran, questi non mancherà di reagire”, ha dichiarato in tal senso , facendo velatamente riferimento all’Arabia Saudita.

Nelle ultime settimane le quotazioni dell’oro nero hanno subito un aumento considerevole dovuto al combinarsi del calo dell’export iraniano, assieme ai problemi produttivi, per altre vicende geopolitiche, che hanno colpito il Venezuela e la Libia. In giornata il barile di Brent, il greggio di riferimento del mare del Nord guadagna 66 cents a 71,22 dollari mentre il West Texas Intermediate sale di 61 cents a 62,19 dollari.

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