Petrolio, la Russia si defila dall’accordo con l’OPEC

(Teleborsa) – “I tagli alla produzione non sono un’opzione che fa per noi”. Queste parole, pronunciate dal rappresentante russo presso l’OPEC, Vladimir Voronkov, hanno determinato un nuovo collasso delle quotazioni del greggio, che da qualche tempo scommettevano sulla complicità di Mosca verso un taglio concordato.

A preoccupare era soprattutto l’Iran assieme a qualche altro membro del cartello, mentre le trattative con la Russia all’ultimo mini vertice sembravano destinate ad una conclusione positiva. Il tutto letto nell’ottica del prossimo vertice del 30 novembre a Vienna. 

In risposta a queste notizie, il petrolio è scivolato di circa il 2%, recuperando poi grazie ai dati sulle scorte annunciati dall’EIA. In questi minuti il WTI segna al Nymex un prezzo di 49,98 dollari, su un piano di sostanziale parità rispetto alla vigilia, mentre il Brent lima appena lo 0,39% a 50,59 dollari.

fraintendimenti tra l’endorsment all’accordo del presidente russo Vladimir Putin – dichiarato molto apertamente e chiaramente – e le successive dichiarazioni negative – a mezza bocca – del capo della major Rosneft Igor Sechin, qualcun altro una lotta di potere accesa. E quindi il 30 novembre si decide non solo la questione oro nero. Sulla carta lo scadenzario e’ comunque molto chiaro: dopo un aperto e lunghissmo corteggiamento del Venezuela, non solo rivolto a Putin, ma anche molti Paesi del cartello, alla fine di settembre, in una riunione informale dell’Opec in Algeria, era stato concordato un limite di produzione nella gamma di 32,5-33 milioni di barili di petrolio al giorno. Tuttavia sui limiti specifici per ciascuno dei paesi dell’Organizzazione non c’e’ accordo. La decisione finale dovrebbe essere presa in occasione della riunione ufficiale dell’Opec il 30 novembre a Vienna. L’organizzazione prevede di unire le misure per stabilizzare il mercato di un certo numero di altri paesi produttori di petrolio, in particolare la Russia.

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