Petrolio, i fondi “fiutano” un rimbalzo dei prezzi

Gli hedge fund hanno ridotto le previsioni di un’ulteriore caduta dei prezzi del greggio, aprendo adesso a maggiori possibilità di ripresa dopo che l’OPEC, malgrado una situazione ancora critica sulla sua strategia produttiva, prevede un riallineamento intorno agli 80 dollari entro il 2020.  

Analizzando il COT, il Commitment of Traders, cioè il bollettino sui futures,  emesso ogni martedì dalla CFTC, ente regolatore dei mercati a termine con sede a Washignton, si può osservare che la posizione rialzista assunta dai Large Traders, cioè dai money manager, sul greggio WTI, è di 147,678 tra futures e opzioni, in aumento di quasi 15.000 contratti rispetto al bollettino della settimana precedente. Il livello più alto dal 7 luglio.

Il commercial, invece, cioè quella categoria di operatori che ingloba banche, grosse aziende e operatori professionali, sono meno ottimisti su un recupero dei prezzi petroliferi, almeno fino alla fine del prossimo mese.

Sul crosso dei prezzi del greggio, oltre all’iniziativa di non tagliare la produzione da parte dell’Opec, ha influito anche il picco del livello produttivo raggiunto dagli Stati Uniti, il massimo da 27 anni a questa parte, ma sicuramente molto costoso per le tecnologie messe in campo per la cosiddetta estrazione scistosa.

La settimana passata, il contratto di riferimento negli Stati Uniti, cioè quello relativo al petrolio WTI, è sceso del 2,9%, a  44,59 dollari al barile. Stamani, in Europa, i prezzi sono in aumento dell’ 1,5%, a 45,36 dollari al barile.

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