Petrolio di nuovo a picco: il vertice Doha si chiude con un flop

(Teleborsa) – Si chiude con un nuovo nulla di fatto l’attesissimo vertice di Doha, che ha mancato l’obiettivo di congelare il tetto produttivo dell’OPEC, facendo nuovamente colare a picco le quotazioni del petrolio. 

Questa mattina, il future sul Light crude statunitense perde il 5,1% a 38,32 dollari al barile, nelle trattazioni elettroniche del Nymex, mentre il Brent scivola del 5% a 40,97 dollari al barile. 

Anche i Listini azionari dell’Estremo Oriente continuano a perdere terreno, con l’Indice Tadawull dell’Arabia Saudita che aggiunge una perdita dell’1,3%, mentre la borsa degli Emirati Arabi cede l’1,32%, quella del Kuwait scivola dello 0,78% e quella del Qatar dell’1%.

L’incontro fra i produttori di petrolio dell’OPEC si è tenuto ieri, in Qatar, per decidere un eventuale congelamento del tetto produttivo sui livelli di gennaio, ma lo slittamento di alcune ore dell’incontro aveva già alimentato un certo nervosismo sui mercati internazionali.

Le persistenti tensioni fra Arabia Saudita ed Iran, infatti, sono sfociate in un nuovo flop, lasciando delusi i produttori (anche non OPEC) che si erano espressi a favore di un contingentamento dell’offerta, fra cui: Russia, Qatar e Venezuela, Algeria, Angola, Azerbaigian, Ecuador, Indonesia, Iraq, Kazakistan, Kuwait, Messico, Nigeria, Oman, Emirati arabi.

A far fallire il vertice è stato il disaccordo fra l’Arabia e l’Iran, dato che quest’ultimo si era già espresso a sfavore dell’ipotesi di limitare, anche di poco, le proprie esportazioni, dopo aver sofferto a lungo per il blocco indotto dall’embargo sul nucleare: il governo di Teheran punta ad arrivare a 4 milioni di barili a marzo 2017 (800 mila in più rispetto a marzo di quest’anno) e non è per nulla intenzionato a limitare il ripristino di una normale attività. 

L’Arabia Saudita, invece, produce oltre 10 milioni di barili al giorno e si dice pronta ad aumentare la produzione di 1 milione da subito, ma si è detta disposta a siglare un’intesa solo a patto che avesse partecipato anche l’Iran. 

Lo stallo delle trattative non si è sbloccato e, fra l’altro, il ministro petrolifero iraniano non ha neanche partecipato all’incontro, mentre gli altri partecipanti, a mani vuote, hanno deciso di aggiornarsi a giugno.

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