Petrolio conteso fra mini dollaro ed eccesso di offerta

(Teleborsa) – Dopo un tentativo di rimonta sopra i 31 dollari al barile, il petrolio torna a scivolare sulle piazze internazionali, a causa di forze contrastanti e dell’estrema volatilità dei mercati internazionali.

Negli scambi elettornici del Nymex di New York, il Light Crude statunitense cede l’1,7% a 30,36 dollari al barile, mentre all’IPE di Londra, il Brent del Mare del Nord scambia in ribasso del 2% a 33,38 dollari al barile.

Il greggio continua a risentire di forze contrastanti, ma negli ultimi giorni sta scontando un deprezzamento del dollaro giudicato “un po’ eccessivo ed affrettato”. Normalmente, la perdita di valore del dollaro ha impatti positivi sugli asset quotati in questa valuta, incluso il petrolio, per effetto di comuni operazioni di arbitraggio. Un calo così marcato e veloce, però, non era mai stato conosciuto da una valuta di riferimento quale è il dollaro e questo ha innescato un vero e proprio panic selling dalla fine della scorsa settimana.

Intanto, permangono grandi perplessità anche dal punto di vista fondamentale, dove l’eccesso di offerta sta creando una competizione agguerrita fra i grandi produttori: l’Iran che ha detto che venderà almeno 300 mila barili al giorno del suo greggio in UE, l’Arabia che da tempo persegue una politica di sconti aggressiva verso i clienti europei e gli Stati Uniti che stanno pianificando di far guerra alla Russia sul mercato europeo del gas. Tutto questo mentre si rincorrono voci di un possibile meeting di emergenza dell’OPEC, mai confermate.

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