Petrolio, Cina, Brexit, Grexit e banche: ecco perché le Borse vanno giù

(Teleborsa) – Se il buongiorno si vede dal mattino, il 2016 sarà tutt’altro che l’anno del rally delle equity europee.

Ieri le Borse del Vecchio Continente hanno bruciato oltre 300 miliardi di capitalizzazione trainando al ribasso anche Wall Street, mentre stamane il panic selling ha travolto un’altra “big”, la piazza di Tokyo.

Fino a qualche mese fa molti analisti erano pronti a scommettere su un un boom dei mercati del Vecchio Continente grazie ai segnali di ripresa dell’economia dell’Eurozona e agli stimoli senza precedenti messi in atto dalla Banca Centrale Europea. Ma nelle ultime settimane la schiera degli ottimistisi è notevolmente ridotta anche se non manca chi scommette ancora su un balzo annuale dell’Euro Stoxx 50 del 10%, rileva Bloomberg.

A scatenare le vendite i segnali di rallentamento dell’economia globale e, in particolare della locomotiva Cina, e il crollo delle quotazioni del greggio, ma anche i timori per un nuovo crack delle banche in Europa alla luce dell’elevata mole di crediti deteriorati delle banche italiane e non e dei rumors sul possibile default di Deutsche Bank.

A peggiorare una situazione già di per se’ drammatica anche la Brexit e, ora, la Grexit. Quest’ultima è tornata in prima pagina in scia a voci secondo cui il Governo Tsipras bis sarebbe molto lontano dai target imposti dai creditori internazionali per concedere il nuovo piano di aiuti, in particolare per quanto concerne la riforma delle pensioni che, tra l’altro, sta causando disordini di piazza.

Nemmeno le attese per nuovi interventi di stimolo da parte della BCE ha alleviato il panico dei listini, che stanno viaggiando su livelli che non si vedevano dai tempi bui della recessione.

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