Petrolio, alta tensione in Medioriente con attacchi in Libia e Iraq

(Teleborsa) – E’ di nuovo alta tensione in Medioriente con due attacchi alle infrastrutture petrolifere in Libia ed Iraq di matrice anti-americana, che seguono le minacce lanciate dall’Iran agli USA e l’attacco a due basi militari statunitensi nei giorni scorsi.

Stamattina un missile ha colpito un compound vicino a Bassora, nel sud dell’Iraq, che ospita gli uffici di diverse compagnie petrolifere occidentali, tra le quali l’Eni, l’americana ExxonMobil e l’olandese Shell. Le compagnie hanno subito evacuato gli uffici, ma sembra che l’incidente non abbia colpito le attività e l’export di greggio.

In Libia invece la situazione sarebbe più seria: un attacco aereo avvenuto nella notte tra ieri e oggi, ha colpito, danneggiandolo, un deposito di proprietà della società libica Mellitah Oil & Gas, joint-venture tra Eni e la National Oil Corporation (NOC). In questo caso vi sarebbero perdite significative, ma non è noto cosa ci fosse dentro il deposito. “Siamo testimoni della distruzione di impianti della società davanti ai nostri occhi”, ha commentato il presidente di NOC Musrafa Sanalla.

“Nonostante il conflitto in atto in Libia, anche per noi del settore è una notizia che non ci lascia indifferenti e ci costringe a questo punto a bloccare qualsiasi tipo di operazione in Libia”, ha affermato il Presidente di FederPetroli Italia, Michele Marsiglia, aggiungendo “siamo in contatto costante con alcune rappresentanze a Tripoli per conoscere maggiori dettagli”.

“Quando una fazione o l’altra arriva ad attaccare la risorsa strategica petrolifera di un paese – ha sottolineato – vuol dire che la situazione non ha più controllo e, questo può essere solo in primo passo ed avvertimento su eventuali attacchi ad infrastrutture strategiche della produzione petrolifera in Libia”.

Frattanto, il titolo Eni in Borsa non sembra aver particolarmente risentito di questa vicenda e mantiene un guadagno dello 0,5% nel pomeriggio. Il petrolio WTI parallelamente segna un progresso dello 0,67% a 54,26 dollari al barile ed il Brent dello 0,39% a 62,38 dollari.

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