Perché la Norvegia ha abbandonato un investimento da 5,4 miliardi di Euro

Il fondo sovrano ha deciso di dire stop agli investimenti in compagnie petrolifere. La decisione potrebbe riguarda anche l'Italia

Mentre l’Italia è alla “disperata ricerca” di 5 miliardi di euro per far quadrare i conti della Legge di Bilancio 2020, la Norvegia rinuncia allegramente a 5,4 miliardi di investimenti.

O, a voler essere precisi, è il fondo sovrano di investimento norvegese, il più ricco al mondo tra quelli controllati e amministrati da autorità pubbliche, a dismettere investimenti per oltre 5 miliardi di euro. E il perché è semplice: uno dei maggiori produttori di petrolio al mondo vuole dire stop agli investimenti sulle compagnie petrolifere. E decide, dunque, di cedere i suoi asset nelle principali società che operano nel settore degli idrocarburi, inclusa la Saras della famiglia Moratti. Un’operazione di dismissione per 5,4 miliardi di euro, che non potrà non avere ripercussioni sull’intero segmento della produzione e raffinazione di petrolio.

Una decisione tutt’altro che affrettata o fatta sulla spinta emozionale dello “skolstrejik for klimatet” e dei “Friday for Future” promossi dalla “vicina di casa” Greta Thunberg. Il dibattito sul possibile addio al petrolio è iniziato in Norvegia già nel 2017, quando la giovanissima attivista svedese era praticamente sconosciuta. Un dibattito che ha spinto Governo e Parlamento norvegesi a dare il via a un piano di disinvestimento strutturale.

Le ragioni che hanno portato a questa decisione sono anche di carattere ambientale. Ovviamente il Paese scandinavo vuole fare la sua parte nella lotta al surriscaldamento globale e al cambiament climatico, ma prima di tutto vuole preservare gli interessi dei suoi investitori, scegliendo prodotti economico-finanziari più stabili e in grado di garantire tassi di rendimento più elevati.

Il settore degli idrocarburi, infatti, viene considerato particolarmente instabile e, ormai, incapace di garantire grandi ritorni dal punto di vista economico. Da qui la scelta del fondo sovrano norvegese di disinvestire in chi estra e raffina petrolio per puntare con forza e decisione sul settore delle energie rinnovabili. Proprio per questo motivo, il fondo ha probabilmente deciso di non cedere le sue quote in società come Total e British Petroleum, che negli ultimi anni hanno avviato un processo di riconversione e diversificazione che le porterà a non esser più identificabili come aziende petrolifere.

Il percorso di disinvestimento, si legge in una nota redatta dal Ministero dell’Economia norvegese, sarà lungo e articolato e seguirà l’andamento del mercato. Se le condizioni dovessero variare in fretta, il disimpegno potrebbe anche essere più veloce di quanto preventivato.

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