Perché il 5G porterà molta ricchezza all’Italia

Secondo il vicepresidente di Ericsson, la nuova tecnologia vale ben 246 miliardi di euro di PIL

Il 5G non consentirà solamente di scaricare file di grandi dimensioni in una manciata di secondi o connettere migliaia di dispositivi a una singola antenna senza che le prestazioni ne risentano.

La nuova tecnologia di comunicazione cellulare, infatti, rappresenta anche una grandissima opportunità economica. Solo nel nostro Paese, tanto per fare un esempio, potrebbe far crescere il Prodotto Interno Lordo di quasi 250 miliardi di euro entro il 2030. La stima è stata fatta da Ericsson, gigante svedese delle telecomunicazioni e tra i maggiori produttori di tecnologia 5G (in particolare antenne e sistemi di riproduzione del segnale).

Ad affermarlo è Arun Bansal, vicepresidente senior di Ericsson per l’Europa e l’America Latina, che in un’intervista a Il Messaggero ha esplicitato quella che è la sua vision per il futuro del 5G, nel nostro Paese e non solo. Secondo le previsioni del manager del colosso scandinavo, la nuova tecnologia di telecomunicazione ha la stessa valenza strategica ed economica di nuove autostrade e aeroporti. Gli investimenti sul 5G avrebbero ricadute dirette e indirette di grandissima portata e la capacità di stimolare investimenti privati nei settori più disparati.

Bansal arriva così a calcolare che la creazione di una rete 5G capillare sull’intero territorio nazionale potrebbe avere ricadute positive sulla produttività e sull’economia italiana, aggiungendo 246 miliardi di euro al PIL del nostro Paese da qui al 2030. Per riuscirci, però, il Governo pro-tempore dovrà necessariamente “scendere a patti” con gli operatori del settore e invitarli a estendere il più possibile la copertura del segnale. L’obiettivo, sostiene il vicepresidente Ericsson, dovrebbe essere quello della copertura del 98% del territorio, così come si prevede debba accadere nei prossimi anni in Germania.

Diversa, invece, la situazione nel Nord America (e Stati Uniti in particolare) e in Asia. E diversi, ovviamente, anche gli obiettivi che si intendono perseguire in questi Continenti rispetto all’Europa. Gli Stati Uniti, ad esempio, sono caratterizzati da ampie aree extraurbane e agricole nelle quali non è presente alcun segnale, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata.

Il 5G, agli occhi degli operatori statunitensi (e del Governo) rappresenta un investimento strategico per ridurre il digital divide e connettere l’intera nazione sotto “l’ombrello” di un unico segnale. In Asia, dove la soglia dati dei piani tariffari è di 80 o 100 gigabyte, il 5G rappresenta la connessione della “fascia consumer”, adatta ai milioni di lavoratori sempre in movimento.

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