Pensioni, sindacati della scuola critici sul “bluff” della flessibilità

(Teleborsa) – Anche i sindacati della scuola tornano a criticare gli effetti della riforma Fornero – pensione a 70 anni e assegno mini per i nati nel 1980 – proprio mentre si discute della flessibilità in uscita, che però il governo sembrerebbe non voler praticare, perché costerebbe all’Erario tra i 5 ed i 7 miliardi di euro all’anno.

Secondo il sindacato Anief, quella del 1980 “è una generazione destinata a lavorare tanto di più e avere molto meno, sia in termini di stipendi che di assegno di quiescenza”.

Prendendo ad esempio gli 86 mila docenti della scuola immessi in ruolo la scorsa estate, si scopre che, rispetto a chi lascia oggi, andranno a percepire un assegno mensile ridotto tra il 38% ed il 45%. Ciò significa che l’insegnante che oggi percepisce una pensione di 1.500 euro, lascerà il servizio per avere un assegno di 825 euro.

“Però l’attenzione di Inps e Governo rimane concentrata sulla flessibilità in uscita”, denuncia il sindacato, che parla di “un bluff che danneggerà i lavoratori”, dato che darà la possibilità di lasciare qualche anno prima in cambio di riduzioni che vanno dal 2£ all’8%.

Per il leader sindacale Marcello Pacifico è tutta colpa degli aggiornamenti biennali della speranza di vita degli italiani, che verranno applicati a partire dal 2019 fino al 2049, col risultato che i lavoratori lasceranno il servizio anche con 47 anni di contributi. “È una prospettiva che noi però non accettiamo e che abbiamo deciso di impugnare in tribunale”.

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