Pensioni, rischio spesa più alta con meno occupati e flussi migratori

(Teleborsa) – Livelli più alti dell’incidenza della spesa per pensioni sul PIL “non derivano da riflessi delle riforme pensionistiche passate”, che al contrario miravano a migliorarne la sostenibilità, ma piuttosto da una “maggiore persistenza degli effetti della crisi macroeconomica in termini di bassa produttività” e da un peggioramento del quadro demografico riconducibile ai “minori flussi migratori netti”. E’ quanto emerge dal rapporto “Le proiezioni di medio periodo della spesa pensionistica” dell’Ufficio parlamentare di bilancio.

Il documento esamina tre esercizi di proiezione (RGS, AWG e FMI) dell’incidenza nel medio-lungo periodo della spesa pensionistica in rapporto al PIL diffusi nella seconda parte del 2017 e nei primi mesi del 2018. Il primo esercizio di previsione considerato (esercizio nazionale) è quello sviluppato dalla Ragioneria generale dello Stato (RGS), il secondo è l’esercizio europeo (AWG) ed il terzo è quello del Fondo monetario internazionale (FMI).

Tutti e tre gli esercizi di proiezione presentano un andamento dell’incidenza della spesa per pensioni su PIL che, nel medio e lungo periodo, ha caratteristiche di fondo comuni: dapprima una fase di crescita, che culmina intorno al 2040 e poi una fase di declino.

Differenti, e anche in misura marcata, sono però i livelli raggiunti in corrispondenza del picco e i valori di uscita nel lunghissimo periodo. Per l’esercizio nazionale l’incidenza della spesa sul PIL dopo una lieve riduzione raggiungerebbe un picco del 16,2 per cento nel 2040, per poi diminuire progressivamente sino al 13,1 per cento nel 2070. L’esercizio Awg nei primi anni dà risultati non molto diversi da quello nazionale. Successivamente però la spesa pensionistica presenta una dinamica più marcata che la conduce a un picco del 18,4 per cento del PIL nel 2040, e poi si riduce con continuità sino al 13,8 per cento nel 2070. L’esercizio FMI si contraddistingue per proiezioni della spesa pensionistica sul PIL sempre superiori lungo tutto l’orizzonte in esame. Queste raggiungono il 20,5 per cento nel 2040, per poi scendere al di sotto del 16 per cento nel 2070.

Per quanto riguarda le ipotesi demografiche, l’Upb spiega che in tutti e tre gli esercizi, si osserva un rapido processo di invecchiamento della popolazione italiana (l’indice di dipendenza degli anziani passerebbe dall’attuale 33,7 per cento a oltre il 60 per cento nel 2070), mitigato solo in parte dai movimenti migratori. Le proiezioni Awg prevedono sino al 2065 un flusso migratorio medio annuo pari a circa 170 mila unità, mentre per quelle FMI tale valore scende a circa 85 mila unità. Le ipotesi economiche differiscono principalmente per quanto riguarda il tasso di occupazione e la dinamica della produttività. In questo campo le ipotesi più ottimistiche sono quelle nell’esercizio nazionale che vede il tasso di occupazione superare il 66 per cento a partire dal 2040 e il tasso di crescita della produttività permanere sopra l’1,5 per cento successivamente al 2025. Le più pessimistiche sono quelle dell’FMI secondo il quale il tasso di occupazione rimane stabilmente al di sotto del 60 per cento e la crescita della produttività si stabilizza nel lungo periodo all’1,3 per cento.

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