Pensioni, la flessibilità piace ad un italiano su due

Grande successo sembra riscuotere la flessibilità previdenziale, ossia la pensione anticipata.

Un italiano su due, infatti, accetterebbe una riduzione dell’assegno pur di lasciare in anticipo il lavoro, ben 690 mila persone sui circa due milioni di potenziali beneficiari.

Secondo un’indagine di Confesercenti-SWG la disponibilità ad andare in pensione, però, cala con l’aumento della riduzione dell’assegno pensionistico. Tra gli intervistati che si sono detti disponibili a lasciare in anticipo in cambio di un assegno più leggero, solo il 2% lo farebbe senza se e senza ma; il 30% si dichiara disposto ad accettare solo se la riduzione della pensione non superasse il 5%, mentre il 12% accetterebbe anche una decurtazione fino al 10%: solo il 5% sarebbe disposto a subire un taglio dell’assegno fino al 15%. Piuttosto consistente la quota di chi non ha intenzione comunque di abbandonare: è il 29%, pari a circa 570mila persone. Ampia anche l’area degli indecisi, ancora intorno al 20% del totale.

Meno interesse sembra aver suscitato invece la proposta del Governo di sostituire l’anticipo della pensione con un periodo di part-time del lavoratore, seguito da un assegno previdenziale ridotto. L’ipotesi interessa il 38%, la stessa quota di chi si dice non interessato. Quasi un pensionando su quattro rimane incerto.

Da segnalare la forte solidarietà tra giovani ed anziani: se sapessero di lasciare il proprio posto di lavoro ad un giovane, il 44% degli intervistati accetterebbe più volentieri la riduzione permanente dell’assegno per andare in pensione prima.

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