Pensionati, allarme povertà: uno su tre sotto mille euro

(Teleborsa) – Nel 2021 sono state erogate 22 milioni di pensioni per 312 miliardi a 16 milioni di pensionati (a qualcuno ne viene erogata più di una). Nonostante le donne siano il 52% dei pensionati, percepiscono solo il 44% dei redditi pensionistici: 1.374 euro in media contro 1.884 degli uomini.

Il dato preoccupante però è che il 40% dei pensionati è sotto i 12 mila euro all’anno, ossia meno di mille euro al mese. Grazie alle maggiorazioni, all’assegno sociale e all’integrazione al minimo si scende al 32%, uno su tre. E’ quanto emerge dal XXI Rapporto annuale Inps, illustrato ieri dal Presidente Pasquale Tridico il quale ha anche sottolineato che la crisi Covid “shock negativo e inatteso” è stata “riassorbita”.

I circa 60 miliardi pubblici che hanno raggiunto oltre 15 milioni di italiani hanno evitato tagli del 55% superiori ai redditi, il tasso di occupazione è risalito e sfiora il record italiano del 60%, ma non il target europeo del 70%. Record anche di lavoratori precari che toccano il picco di oltre 4,2 milioni.

Quanto alla riforma sulla flessibilità in uscita verso la pensione di cui si sta discutendo in vista dell’esaurimento di Quota 102 “deve tener conto del crescente livello di spesa pensionistica rispetto al PIL a normativa vigente e delle eventuali tensioni che ci potrebbero essere sul denominatore nei prossimi anni a seguito di strascichi della crisi pandemica e dei conflitti internazionali”, scrive l’Inps nel Rapporto annuale ricordando che la crescita dell’inflazione peserà sulla spesa e chiedendo che il peso della riforma non si scarichi sulle giovani generazioni.
Altro fattore da non sottovalutare oltre a pandemia, guerre e fattori demografici, spiega l’Inps “è rappresentato dalla notevole spinta inflazionistica che si è manifestata di recente.

Ogni punto percentuale di inflazione produce un pressoché analogo aumento della spesa pensionistica. A tale aumento di spesa – sottolinea l’Istituto – occorrerà far fronte con certezza nel breve periodo con effetti che si propagheranno anche nel futuro.
Inoltre, il legislatore dovrà tenere debito conto dell’equità intergenerazionale cercando di creare condizioni di flessibilità nella direzione di quelle già esistenti nel sistema contributivo per non spostare ancora una volta i costi di un intervento sulle giovani generazioni”.