Parmitano: la capacità di andare oltre

(Teleborsa) – La missione di Luca Parmitano sulla stazione spaziale internazionale ha permesso, attraverso la riparazione dello strumento AMS-2, di proseguire la ricerca su un capitolo fondamentale della fisica dell’universo che attiene la caccia all’antimateria e alla materia, e nel contempo gettato le basi per le future attività che vedranno equipaggi umani vivere e lavorare al di fuori della Terra. Così Jan Wörner, direttore generale dell’Agenzia Spaziale Europea, ha introdotto la conferenza dell’astronauta italiano, rientrato il 6 febbraio dalla missione Beyond iniziata il 20 luglio 2019 al Centro Addestramento Astronauti di Colonia.
“Il successo della missione di riparazione dello lo Spettrometro Magnetico Alfa è frutto dell’addestramento ricevuto e della lunga attività di preparazione delle attività extraveicolari e dunque va condiviso con le equipe a terra e naturalmente con i colleghi astronauti a bordo del stazione spaziale –ha detto Parmitano – La missione Beyond ha aggiunto un altro importante capitolo all’esplorazione umana nello spazio, si aggiunge alle altre condotte nel recente passato ed è propedeutica alle prossime in programma”. “Esperimenti di natura scientifica, tecnologica, biologica e fisiologica si sono sommati per fornire indicazioni fondamentali per preparare al meglio i futuri avamposti umani nello spazio, spingersi verso la Luna e oltre, come lo stesso logo della missione Beyond richiama – ha sottolineato Parmitano – Vorrei che tutti fossero consapevoli della straordinaria importanza di quanto viene eseguito in orbita, perché il frutto della ricerca in assenza di gravità ricade positivamente sulla Terra”. Interrogato sui momenti più importanti durante la permanenza sulla stazione spaziale, Luca Parmitano ha fatto riferimento al periodo di transizione, circa una settimana, tra le Spedizioni 60 e 61, quando a bordo del complesso orbitale erano presenti nove astronauti. Tra essi il primo astronauta degli Emirati Arabi Uniti, musulmano, e un’astronauta di radici ebraiche. “Un connubio che richiama il valore dell’umanità che si spinge oltre per allargare confini e conoscenze, avendo come riferimento l’immagine del nostro pianeta, che riflette la sua straordinaria bellezza e fragilità”. Per Luca Parmitano è stato “un privilegio essere protagonista di un’esperienza che ha messo in evidenza una volta di più l’importanza del fattore umano nell’esplorazione spaziale”. “Se vogliamo fare esplorazione planetaria abbiamo bisogno di tutti e di una tecnologia che si adatti alle esigenze di uomni e donne astronauti” – chiosa Parmitano.

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