Il Parmigiano finto è più venduto dell’originale: denuncia di Coldiretti

Nel settore agroalimentare aumentano sempre di più le imitazioni dei prodotti Made in Italy, il Parmigiano tra i più colpiti

La guerra dei dazi di Trump rischia di avvantaggiare il mercato delle imitazioni dei prodotti Made in Italy, arrecando un danno non indifferente all’economia del nostro Paese.

A lanciare l’allarme in questi giorni è stata l’associazione Coldiretti, durante il Parmigiano Day organizzato al Villaggio di Bologna dove, sull’argomento, è intervenuto anche il Premier Conte.

Al mondo ci sono innumerevoli riproduzioni dei prodotti agroalimentari tipici italiani, ovvero di cibi e alimenti che per formato e imballaggio si rifanno a quelli realizzati nel nostro Paese. Qualità, sapore e produzione, però, non hanno niente a che vedere con quelli di origine italiana, anche se questo i consumatori non sempre lo sanno.

Il mercato dei “falsi d’autore”, di fatto, sta diventando una vera e propria minaccia per gli imprenditori italiani attivi in questo settore. Tra i prodotti più colpiti, per esempio, c’è il Parmigiano, uno dei formaggi più imitato al mondo insieme al Grana Padano, tanto che le versioni “fake” del prodotto sono più venduti dell’originale all’estero.

“La produzione di falsi Parmigiano Reggiano e Grana Padano nel mondo ha superato quella degli originali, con il diffondersi di imitazioni in tutti i continenti che toglie spazi di mercato ai simboli del made in Italy”, ha denunciato Coldiretti, spostando poi l’attenzione sulla minaccia incombente dei dazi che Trump vuole applicare ai prodotti importati dall’estero negli Usa.

Se il Presidente degli Stati Uniti continuasse spedito verso questa direzione, come spiegato a Bologna, a pagarne le spese sarebbero in primis gli imprenditori del Made in Italy. Basta pensare che proprio in America “il mercato delle imitazioni dei formaggi italiani ha registrato una crescita esponenziale negli ultimi 30 anni”. L’applicazione dei dazi, oltre ad arrecare danni notevoli all’export, finirebbe dunque con l’avvantaggiare queste realtà, dando una spinta notevole alle imprese Usa e facendo registrare una forte battuta d’arresto a quelle italiane.

“Può sembrare assurdo – ha poi spiegato Coldiretti – ma nei supermercati americani solo l’1% dei formaggi di tipo italiano consumati ha un legame effettivo con la realtà produttiva tricolore”. Tale situazione, però, non coinvolge solo gli Stati Uniti, perché diversi sono i paesi all’estero dove i prodotti alimentari vengono spacciati per italiani pur non essendo tali. Così il Parmigiano diventa “Parmesan” negli Stati Uniti ma anche in Australia, Sudafrica e in Russia, o “Parmesano” in Uruguay, “Reggianito” in Argentina e “Parmesao” in Brasile.

Pur essendo questo un problema, comunque, bisogna dire che per Parmigiano e Grana Padano non ci sono sole cattive notizie. I due prodotti simbolo del Made in Italy, infatti, continuano ad essere molto apprezzati all’estero, e il loro successo si è tradotto ovviamente in maggiori introiti.

Il valore delle esportazioni di Parmigiano e Grana Padano è difatti cresciuto all’estero, registrando un +19% in Germania, un +17% in Svizzera, +15% nel Regno Unito e +11% in Francia e +10% in Olanda. In cima alla classifica dei paesi dove le due aziende esportano di più troviamo Cina, dove hanno registrato un +36% nell’ultimo semestre, e Giappone, che con il suo +21% si è classificato dopo gli Stati Uniti (dove l’export è cresciuto del 26%).

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