Pareggio di bilancio: la Germania scricchiola sul “dogma”?

Ad aprire il dibattito, ci ha pensato un provocatorio saggio scritto da Michael Hüther, Direttore dell’Institut der deutschen Wirtschaft.

E’ cosa nota, a qualsiasi latitudine, che debito pubblico fa rima con guai (anche piuttosto grossi) in vista.

La riforma costituzionale tedesca nel 2009 ha introdotto un freno al debito pubblico (Schuldenbremse), una mossa che senza ombra di dubbio ha rappresentato un indiscusso punto di riferimento con “l’exemplum tedesco che è stato preso a parametro fino quasi a diventare un vero e proprio dogma, anche in considerazione del peso politico che la Germania esercita all’interno dell’Unione Europea.

Partiamo da una considerazione:  debito-fobici per eccellenza,  sembrerebbe che persino i tedeschi si stiano aprendo al dibattito – allo stato attuale puramente accademico, sui pro e i contro dello Schwarze Null, lo “zero nero” e cioè, appunto, la regola del pareggio di bilancio nei conti pubblici.

Come scrive oggi il Sole24Ore:  “a mettere in discussione l’applicazione ferrea della modifica all’articolo 115 della Costituzione (“Le entrate e le uscite, di norma, devono essere portate in pareggio senza ricorrere al prestito. Tale principio è salvaguardato se le entrate da prestiti non superano la soglia dello 0,35 per cento del prodotto interno lordo”, ndr) è stato per primo nelle scorse settimane un provocatorio saggio scritto da Michael Hüther, direttore dell’Institut der deutschen Wirtschaft. Secondo l’economista vicino alla Confindustria tedesca, è giunto il momento di finirla con il freno sul debito, perché i tassi sono bassi o negativi e così resteranno ancora a lungo”.

Ovviamente tra il dire e il fare, più che il mare, ci sono di mezzo prima le elezioni europee ormai prossime e subito dopo l’appuntamento elettorale d’ autunno in tre Länder nella ex-Germania Est. Ancora più in generale poi, la parola debito, in una Germania dalla faccia conservatrice, continua a fare paura.

C’è quindi da fare i conti con una bella fetta di elettorato che da un lato spinge nella direzione di più investimenti pubblici in digitalizzazione, trasporti, scuole, ospedali ed istruzione, settori considerati chiave e strategici,  mentre dall’altro continua a guardare con attenzione e cautela alle sfide del futuro, e, in virtù di queste considerazioni, mal digerirebbe un debito/Pil in risalita.  Motivi per i quali, almeno, allo stato delle cose, allontanarsi imprudentemente dalla politica virtuosa dello Schwarze Null, sembra una mossa piuttosto azzardata e rischiosa. 

Pareggio di bilancio: la Germania scricchiola sul “dogma”?