Open Fiber, Ripa: cablare l’Italia entro il 2026 è un obiettivo “alla portata”, ma serve l’impegno di tutti

(Teleborsa) – La Ceo di Open Fiber Elisabetta Ripa ha detto che l’obiettivo posto dal ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale Vittorio Colao di cablare l’Italia entro il 2026 è “alla portata”, ma serve “l’impegno di tutti gli attori del mercato pubblici e privati perché non possiamo continuare a essere gli unici che contribuiscono alla realizzazione della rete in fibra in Italia”.

In un’intervista al Sole 24 Ore, Ripa ha sottolineato l’impegno di Open Fiber da quando è nata – “in questi 4 anni abbiamo investito oltre 4,3 miliardi di euro per raggiungere questo obiettivo e ne investiremo oltre 1 miliardo all’anno per completare il progetto” – e ha individuato nella burocrazia uno degli scogli più difficili da superare e che ha determinato i ritardi registrati nella stesura della fibra nelle aree bianche dove non c’è interesse del mercato.

“Il Governo ha dichiarato di considerare a breve ulteriori, drastiche, misure per accelerare i tempi di posa dell’infrastruttura, anche nell’ottica di un efficace utilizzo del Recovery Fund – ha dichiarato – Le riforme però devono essere scaricate a terra, e l’implementazione delle semplificazioni sul territorio è ancora deficitaria”. La Ceo ha rivendicato però i risultati ottenuti nell’ultimo anno nonostante la pandemia: “siamo riusciti, comunque, a imprimere un’accelerazione. L’Italia ha, infatti, recuperato terreno in Europa anche per quanto riguarda la copertura Ftth delle aree rurali“. Ripa ha citato un’analisi di McKinsey secondo la quale l’Italia è seconda solo alla Francia sia in termini di copertura (28% vs 31%) sia di crescita nell’ultimo anno per numero di abitazioni coperte in Ftth (+47% vs +59%).

Quanto alla necessità di una nuova consultazione per individuare le nuove aree bianche alla luce degli investimenti fatti dagli operatori dopo il 2015, Elisabetta Ripa ha sottolineato che “le dichiarazioni di investimento degli operatori privati che sono state alla base della definizione delle aree bianche e in ampia misura disattese, hanno determinato situazioni paradossali sul territorio, con una parte delle cosiddette aree grigie che in realtà possono oggi essere definite ‘nuove aree bianche'”. Anche per tale ragione servirà “aggiornare la mappatura delle diverse aree del Paese in virtù dello stato di copertura e dei piani di investimento degli operatori, rendendo, se possibile, più cogenti le dichiarazioni di investimento dei privati in modo da allocare più efficientemente le risorse pubbliche”.

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