Opec+ rinvia decisione su aumento produzione. Greggio sopra 75 dollari

(Teleborsa) – L‘Opec+ si trova inaspettatamente in disaccordo sull’aumento della produzione di petrolio e fa volare il greggio oltre i 75 dollari al barile. Uno sviluppo imprevisto del vertice, che avrebbe dovuto convergere su un aumento dell’output di almeno 400mila barili al giorno.

Le quotazioni del greggio, sia il Light crude statunitense che il Brent del Mare del Nord, resistono stamattina al di sopra dei 75 dollari, con piccole limatura rispetto alla chiusura ufficiale di ieri. Su questi livelli il greggio ha già chiuso il miglior primo semestre dal 2009. La soglia dei 75 dollari è stata sfondata la vigilia, proprio a causa delle incertezze del meeting dei Paesi produttori, che non aveva trovato il pre-accordo sull’aumento produttivo.

L’Opec+, formulazione allargata del cartello Opec che include anche membri esterni, come la Russia, si è trovato in disaccordo a causa dell’opposizione degli Emirati Arabi e dovrà tornare a discutere della strategia produttiva quest’oggi, nella speranza che si trovi un’intesa dell’ultimo minuto.

L’ultimo patto siglato dall’Organizzazione aveva delineato una exit strategy progressiva e graduale, che prevedeva aumenti mensili della produzione di 400 mila barili, da confermare mese per mese. In assenza di un accordo si tornerebbe quindi alla linea dettata dal patto precedente, che indicava il mantenimento dei livelli produttivi sino ad aprile 2022.

Uno sviluppo indesiderato, perché l’Opec già prevede un aumento della domanda di greggio di 6 milioni di barili entro fine 2021, con un output atteso a quasi 100 milioni di barili al giorno, che potrebbe generare, in assenza di altri aumenti produttivi, un deficit di 2,3 milioni di barili nell’ultimo trimestre dell’anno.

Se l’alleanza non aumenterà la produzione questo mese, come è probabile che sia, stando agli sviluppi del vertice, potrebbero esservi notevoli ripercussioni sui prezzi del greggio, che potrebbe anche raggiungere la soglia degli 80 dollari, e sull’inflazione, che ha già subito una importante accelerazione negli ultimi mesi. Ciò si tradurrebbe anche in una perdita di reputazione dell’Alleanza petrolifera, che aveva assicurato un adeguato approvvigionamento e garantito un controllo sui prezzi.

Ole Hansen, Head of Commodity strategy per BG Saxo, joint venture fra Banca Generali e Saxo Bank, non ritiene che il prezzo del petrolio possa salire fino a 80 Usd/b, ma avendo superato i 70 dollari, la prossima tappa, intorno ai 72 dollari, determinerebbe se il Brent ha abbastanza slancio per sfidare la tendenza al ribasso di tredici anni dal picco del 2008, intorno ai 78 dollari. L’analista comunque considera un movimento di questa portata di breve durata.

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