Oncologia, è allarme per ritardi cura tumori. Pazienti lontani da ospedali per paura Covid-19

(Teleborsa) – I malati di tumore non possono fare a meno delle terapie. Negli ospedali specializzati, per il pericolo-coronavirus vengono rimandati visite e trattamenti non urgentissimi. Il rischio è un aumento della mortalità. E così, nell’emergenza coronavirus, il 20 per cento dei malati oncologici che avrebbe dovuto sottoporsi a trattamenti utili non si è presentato in ospedale per paura di contrarre il virus. In Italia un milione e 190 mila pazienti colpiti da tumore sono in trattamento attivo, cioè devono essere sottoposti con regolarità a chemioterapia, radioterapia, immunoterapia e alle terapie mirate (i farmaci a bersaglio molecolare).

La situazione di emergenza, da marzo in poi, ha costretto a rinviare visite di controllo, terapie anticancro non urgenti e screening. Sono stati posticipati anche alcuni interventi chirurgici più complessi, perché le terapie intensive erano impegnate nell’assistenza dei malati gravi contagiati dal Covid-19.

Ma il malato oncologico non può più aspettare. Come ha detto il prof. Francesco Cognetti, Presidente “Fondazione Insieme contro il Cancro” e Direttore Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma: “Tutte le persone colpite da cancro devono tornare quanto prima a curarsi perché il ritardo nell’adesione alle terapie può determinare un avanzamento della malattia, compromettendo così la possibilità di sopravvivenza a lungo termine”.

Da qui l’appello della Fondazione – attraverso una conferenza-stampa virtuale insieme con il prof. Giordano Beretta, Presidente Nazionale AIOM, e il prof. Giuseppe Ippolito, Direttore Scientifico Istituto Spallanzani di Roma – affinché le Istituzioni adottino quanto prima provvedimenti per consentire la ripresa dell’attività regolare di assistenza oncologica e dei programmi di screening al momento bloccati quasi ovunque. C’e’ bisogno – all’interno delle strutture – di percorsi e spazi (ad esempio sale d’attesa) dedicati esclusivamente ai pazienti oncologici che devono affrontare queste cure.

Nel nostro Paese il 60% di chi è stato colpito da tumore è vivo e senza segni di malattia a cinque anni dalla diagnosi, percentuale che supera il 90 % in alcune neoplasie molto frequenti (come il carcinoma mammario) soprattutto se individuate in fase iniziale .“Non possiamo vanificare – ha detto ancora Francesco Cognetti – gli importanti risultati ottenuti finora grazie alle terapie innovative e agli screening. In Italia, nel 2019 le nuove diagnosi di tumore sono state 371mila, circa 1.000 al giorno, grazie anche alla prevenzione secondaria. Vi è il rischio concreto che l’adesione dei cittadini ai programmi di prevenzione diminuisca per il timore di contrarre il virus all’interno degli ospedali. E se questa situazione dovesse protrarsi a lungo, si assisterebbe all’aumento della mortalità per alcuni tipi di tumore”.

Come ha detto Giuseppe Ippolito, “servono immediati investimenti nel Servizio Sanitario Nazionale che negli ultimi decenni è stato fortemente depotenziato e privato cosi’ di una rete del territorio”. Una richiesta che riguarda tutti i settori della medicina, tanto più i tumori che non possono essere considerati – a causa di un’altra emergenza indubbiamente gravissima – malattie di serie B.

di Manuela Lucchini

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