Olio italiano a rischio: 2 bottiglie su 3 sono straniere

La produzione dell'olio extravergine è calata nettamente: quali potrebbero essere le conseguenze

La produzione di olio extravergine, fiore all’occhiello del made in Italy, è a rischio a causa di diversi motivi.

Proprio negli ultimi giorni migliaia di agricoltori supportati da Coldiretti, hanno fatto sentire la loro voce scendendo in piazza. La richiesta è quella di un intervento diretto da parte del Governo tramite misure che possano risollevare le sorti dell’olivicoltura. La consistenza e il sapore del nostro olio extravergine di oliva è noto in tutto il mondo e in virtù di questo, la produzione e l’esportazione dello stesso fanno parte delle vendite di mercato.

Tuttavia, la stessa produzione ha subìto un calo consistente negli ultimi anni e anche per l’anno corrente la situazione sembra non dare accenni di miglioramento. Nel 2019 infatti, è previsto un incremento di olio di oliva importato da altri Paesi, al punto che su 3 bottiglie di olio, 2 conterranno prodotto estero. Lo scenario prospettato non ha incontrato il beneplacito degli agricoltori e anche della Coldiretti che sono dunque scesi in piazza per denunciare la situazione, chiedendo supporto di fronte alle condizioni che gli stessi olivicoltori stanno affrontando con difficoltà.

Perché la produzione di olio extravergine italiano è a rischio

Sono diversi i motivi che stanno minando seriamente la produzione e di conseguenza l’esportazione di questo prodotto pregiato a marchio italiano. Partiamo dal batterio della Xylella – diventato ormai una vera emergenza – e che sembra non voglia arrestarsi. Gli ulivi attaccati gradualmente muoiono e vengono così tranciate di netto le piante che danno vita alle olive. Il batterio fu scoperto nel 2013 nelle campagne di Gallipoli, ovvero nella splendida Puglia dove la produzione di olio d’oliva è massiccia. Da qui, il batterio si è diffuso arrivando fino alle campagne salentine: ma se la Puglia è in ginocchio, anche altre regioni sono a rischio, al punto che lo scorso mese è stato presentato un piano da 100 milioni di euro e il decreto di stato d’emergenza. In Puglia dunque si contano circa 90.000 ettari di uliveti senza produzione e come sottolineato da Coldiretti, la produzione di olio proveniente dalla Spagna è quest’anno sei volte superiore a quella italiana.

Anche i cambiamenti climatici hanno prodotto effetti (negativi) sulla produzione di olio extravergine. Uno studio realizzato da Coldiretti ha infatti sottolineato che a causa delle numerose gelate dello scorso inverno, ben 25 milioni di ulivi ubicati in zone importarti per l’olivicoltura sono andati distrutti. Il risultato? Una produzione al minimo storico e che registra solo 200 milioni di chilogrammi di olive raccolte.

Allo stato attuale degli eventi, Coldiretti spinge perché parta il “Piano olivicolo nazionale 2.0 per rilanciare il settore con una strategia nazionale e investimenti adeguati, anche per realizzare nuovi impianti, così come è stato fatto da altri Paesi nostri concorrenti”. Il rischio a cui si va incontro inoltre – secondo lo studio “Salvaolio” di Coldiretti – è che gli italiani acquistino bottiglie d’olio contenenti prodotto spagnolo, greco o tunisino, magari vendute negli scaffali degli esercizi commerciali sotto brand italiani ceduti all’estero.

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