Ocse: l’Italia del 2018 sarà ancora più in crisi, ecco perché

Secondo le stime Ocse l'Italia sarà ancora più in crisi nel 2018: la crescita rallenta e il debito pubblico rimane il primo problema.

L’Ocse non ha buone notizie per l’Italia: nel 2018 il nostro Paese sarà ancora più in crisi tra calo della crescita, debito pubblico sempre più problematico e situazione politica incerta. Stiamo parlando di stime calcolate su variabili che, come dice la parola, possono modificarsi nel tempo. Un dato, però, è certo: la nuova Legge di Stabilità deve essere presentata entro ottobre e, in caso di voto anticipato a settembre, i tempi sarebbero davvero strettissimi.

La sentenza dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico che cosa dice in dettaglio? Partiamo dal dato più significativo, ovvero quello del Pil. Nel 2017 la crescita c’è stata, precisamente dell’1%, mentre per il 2018 le stime crollano di due punti percentuali. Se a marzo 2017 si pensava che ci sarebbe stata una certa stabilità quasi immutata, ora il dato è leggermente in decrescita: per il nuovo anno, dunque, si prevede un “aumento” Pil dello 0,8%. Anche se la differenza sembra esigua, è il dato peggiore tra tutte le potenze europee.

Secondo l’Ocse, il motivo per l’arresto della crescita italiana si potrebbe addebitare a più fattori. Oltre a regolare i conti interni del Paese per rientrare nei canoni UE, soprattutto per quanto riguarda il rapporto Debito/Pil, il calo dei consumi potrebbe derivare dall’arresto del dato sull’occupazione. Nel 2016, secondo le statistiche, l’Italia ha segnato un +1,3%, probabilmente anche grazie all’impatto iniziale del Jobs Act del Governo Renzi. Quest’anno, invece, l’effetto si è ridotto al +0,7%, destinato a calare di altri due punti per il 2018. La prima ovvia conseguenza del calo dei posti di lavoro, ovviamente, incide direttamente sui consumi, spiegando dunque anche il trend negativo del Pil 2018. Per quanto riguarda l’export, la stima per il 2017 è del +4,1%: anche questa, però, scenderà di qualche punto per l’anno prossimo, assestandosi al +3,6%.

Quale potrebbe essere, quindi, un modo per correggere questi dati negativi per l’economia italiana e tornare in carreggiata? Purtroppo, la soluzione è quasi scontata, anche se potrebbe non essere accettata di buon grado dai cittadini italiani: servono più tasse. La cancellazione dell’Imu, per esempio, è una delle causa di perdita di introiti per le casse dello stato e, secondo gli economisti, introdurla nuovamente non è un’ipotesi da scartare. In questo caso, però, sarebbe necessario prevedere l’aggiornamento dei valori catastali su cui porre le basi della tassazione sugli immobili e, così, spartire in maniera più equa i contributi.

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