Che cos’è l’obsolescenza programmata. Ecco perché sono stati multati Apple e Samsung

Apple e Samsung nel mirino dell'Antitrust per la gestione dei propri dispositivi 'datati', rallentati da aggiornamenti obbligatori

Perché Samsung ed Apple sono stati multati dall’Antitrust? Ecco le ragioni e un’analisi del processo di obsolescenza programmata.

L’Antitrust, ovvero il Garante italiano dei consumatori, ha messo nel mirino l’operato di due colossi mondiali in ambito tecnologico: Apple e Samsung. Multe rispettivamente da 10 e 5 milioni di euro, in una polemica che vede al centro il concetto di obsolescenza programmata.

In entrambi i casi infatti i giganti hanno imposto ai propri consumatori di scaricare degli aggiornamenti software che, di fatto, hanno reso meno efficienti i dispositivi acquistati negli anni precedenti, dunque considerati datati dalle aziende. In questo processo di forzata sostituzione dei prodotti, le aziende hanno violato gli articoli 20, 21, 22 e 24 del Codice del Consumo, vigente in Italia.

In tale ottica, Apple subisce una pena maggiore perché non ha informato gli utenti circa la deteriorabilità delle pile al litio dei propri smartphone. Una multa che non farà particolarmente male alle casse delle società. Ciò che mette le aziende un po’ più alle corde è invece il fatto che nel mondo si parli sempre più di obsolescenza programmata.

Con questo termine si fa riferimento alla progressiva perdita di funzionalità di un prodotto elettronico. Il tutto avviene dopo un periodo relativamente breve dall’acquisto, con una serie di aggiornamenti che, imposti dall’azienda sviluppatrice, non fanno che rendere la vita difficile all’utilizzatore ultimo, costretto a fare i coni con uno smartphone che non rispetta più gli standard qualitativi iniziali, dopo due o tre anni dall’acquisto.

Una strategia che alcuni fanno risalire agli inizi dello scorso secolo. Le aziende si sarebbero accorte che l’eccessiva durabilità dei propri prodotti avrebbe portato una netta diminuzione delle vendite in un dato periodo di tempo. Si pensò così a dei prodotti a breve durata, come ad esempio le lampadine a filamento, utilizzabili per 1000 ore. Discorso simile per le calze da donna, realizzate con tessuto indebolito per farle rompere prima.

Ad aggravare la situazione di Apple e Samsung c’è l’impossibilità di tornare indietro, tornando al software precedente. Un giro d’affari che ovviamente non riguarda unicamente gli smartphone, la cui durata ad alte prestazioni è solitamente di due anni (se non meno). La soluzione offerta dal brand? L’assistenza ufficiale sul territorio, con riparazioni a costi molto elevati.

L’Antitrust ha preso una decisione che non ha precedenti al mondo. Potrebbe dunque restare del tutto isolata o dare il via a una presa di posizione netta di vari Paesi contro tali operazioni, che forzano il mercato con metodi considerati illeciti.

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