Obbligo di visto per i turisti USA, “follia che l’Italia pagherebbe più cara di tutti in Europa”

(Teleborsa) – “Una questione di cruciale delicatezza per l’economia turistica nazionale che rischia di costarci il 10% di tutti gli arrivi internazionali”.

Dopo mesi di dibattito, il Parlamento europeo ha votato il 1° marzo scorso una risoluzione con la quale impone alla Commissione europea di fissare la reintroduzione, almeno per i cittadini USA, dell’obbligo di “visto” per l’ingresso in Europa. Una vera e propria “follia”, un ritornare indietro di decine e decine di anni, che molto probabilmente, considerando pure gli “orientamenti Trump” per la sicurezza, scatenerebbe di nuovo l’obbligo per italiani ed europei di munirsi del visto per recarsi negli Stati Uniti.

Sarebbe quindi la fine di quell’Esta oggi sufficiente per l’ingresso nel cuore dell’America riservato agli abitanti dei Paesi “più amici”, pur sempre da ottenere anche se piuttosto facilmente on line e in ogni caso versando denaro. Documento che per diversi motivi porrebbe tuttavia essere anche negato.

Decisione Ue assurda e autolesionista per Luca Patanè, Presidente di Confturismo-Confcommercio, che calca la mano e continua a ribadire che “si tratta di una follia, che l’Italia pagherebbe più cara di tutti i competitor europei sullo scenario turistico, qualunque siano i motivi politici o regolamentari che spingono l’Europarlamento ad andare in questa direzione”.

L’Italia è, infatti, diventata la prima destinazione fra i turisti extra-europei che visitano i Paesi dell’area Schengen (cinesi, giapponesi, australiani, americani, canadesi e brasiliani).

Dati Istat alla mano, nel 2015 solo da Stati Uniti e Canada sono giunti in Italia più di 5 milioni di turisti che hanno trascorso nelle strutture ricettive del nostro Paese quasi 14 milioni di notti, oltre il 30% di tutti gli arrivi e presenze di origine intercontinentale.

“Proprio per questo motivo – sottolinea Patanè – è incomprensibile come, fino ad oggi, nessuno in Italia e in Europa abbia sollevato questa questione di cruciale delicatezza per l’economia turistica nazionale che rischia di costarci il 10% di tutti gli arrivi internazionali, per un ammontare calcolabile, per difetto, in oltre 5 miliardi di euro”. Senza considerare, come aggiunge Teleborsa, la possibile disastrosa conseguenza per l’out coming dell’eventuale ritorsione Usa con l’obbligo di “visto” per gli europei.

“Mi rivolgo – conclude il presidente di Confturismo-Confcommercio – al Ministro Franceschini, che recentemente a Berlino ha dimostrato di conoscere bene numeri e dinamiche del nostro settore, perché intervenga con immediatezza, prontezza e tutta la determinazione di cui è capace nei confronti di chi può porre rimedio a questa incredibile disattenzione”.

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