Nuvole sempre più tempestose sul cielo di Alitalia. Nel Cda si discute e si litiga ma non si decide

(Teleborsa) – Le nubi sul futuro di Alitalia sono sempre dense e minacciose mentre la lancetta del barometro è fissa su “tempesta”. E il Cda riunito dal primo pomeriggio a Milano, guarda caso nella sede Unicredit di piazza Gae Aulenti, è stato lungo e turbolento, concludendosi in pratica con un nulla di fatto. Niente cambio di Presidente, poco o niente sul piano industriale che figurava all’ordine del giorno. Tutti i nodi sono rimasti nel pettine che non sembrerebbe aver sciolto neppure una sola ciocca di capelli.

Solo uno scarno quanto laconico comunicato diffuso in serata da Alitalia che riferisce solo della riunione a Milano del Consiglio di Amministrazione della compagnia Alitalia che “ha fatto una prima, approfondita analisi del piano di rilancio della preparato dall’Amministratore delegato, Cramer Ball, e verificato dall’advisor indipendente Roland Berger”. Che “il Cda ha giudicato il piano serio e realistico e che si è detto in linea con gli obiettivi del piano stesso, aprendo la strada a una finale approvazione da parte del Consiglio di Amministrazione atteso per la prossima settimana”.

Come dire di fatto che nessun accordo è stato trovato, che la posizione delle banche azioniste-creditrici, Unicredit e Intesa, è profondamente difforme da quella di Ethiad, il maggiore azionista di Alitalia con il 49% delle quote. Nessuna parola sull’annunciato abbandono del presidente Luca di Montezemolo e la sua sostituzione con Luigi Gubitosi, manager di lunga data dai molteplici incarichi tra cui la direzione della Rai. Le ultime notizie pre Cda davano Gubitosi, personaggio di fiducia delle banche ma digiuno di problemi del trasporto aereo, nuovo “Presidente operativo con deleghe”, che avrebbe dovuto affiancare l’Amministratore delegato Cramer Ball del suo lavoro.

Una sorta di possibile compromesso con il socio emiratino Ethiad che non avrebbe accettato la sostituzione del suo uomo Cramer Ball con Gubitosi come voluto dalle banche e dai soci italiani di Cai (la compagnia del primo “salvataggio” all’insegna delle berlusconiana italianità, la compagnia dei “capitani coraggiosi” per indenderci).

Nelle ultime 48 ore, un improvviso viaggio di Luigi Gubitosi ad Abu Dhabi aveva dato l’impressione che un possibile accordo potesse esser stato raggiunto con i proprietari arabi. E così era circolata la voce del manager Presidente operativo con deleghe. Voce che tuttavia aveva fatto sorridere alcuni importanti manager AZ di casa nei piani alti degli uffici della compagnia e tra loro era circolata quella che poteva aver solo il valore di azzeccata battuta: “ma cosa c’è andato a fare ad Abu Dhabi Gubitosi che conosce gli aerei solo per averci viaggiato? Non sarebbe stato meglio che si fosse recato a Dublino per un corso intensivo da O’ Leary?”. Michael O’Leary, per la cronaca, è l’estroverso e vulcanico CEO della low cost irlandese Ryanair che ormai da anni sta mietendo successi a non finire nel difficile mercato dell’aviazione commerciale.

Dicevamo del tanto atteso “piano industriale” che tarda ormai troppo a vedere la luce. Cramer Ball ha parlato di 160 milioni di euro di risparmi, l’esubero di 1500/2000 dipendenti, e la messa a terra di 20 Airbus A320, aerei di medio raggio. Tutti si sono riempiti la bocca, da veri esperti del ramo, della necessità di puntare sui voli a lungo raggio che sono i più remunerativi, abbandonando il corto e medio raggio oramai esclusivo e proficuo terreno d’affari delle low cost dai prezzi stracciati. Ma per il lungo raggio occorrono aerei, e Alitalia non ne possiede a sufficienza. Oltretutto i jet intercontinentali costano molto. Ma non è solo quello il problema.

Alitalia, assieme ad Air France, Delta Air Lines e un’altra ventina di compagnie, fa parte di una delle tre grandi Alleanze mondiali, SkyTeam. E’ pur vero che nel 2018, alla scadenza del primo accordo sull’Alleanza, sarebbe tutto sommato non troppo complicato uscirne. Ma c’è un’altro accordo d’intoppo fino al 2022. Quello che assieme appunto ad Air France e Delta regola destinazioni e frequenze dei voli con gli Stati Uniti, il mercato più appetibile. E senza il “via libera” di francesi e americani impossibile per Alitalia l’incremento dei voli su quelle rotte.

Lo scoglio più grande, oltre alla mancanza del denaro, rimane tuttavia quello degli esuberi. Tutti sono consapevoli, sindacati compresi, della necessità di “mandare a casa” circa 2 mila persone. Ma nessuno ha il coraggio di compiere la prima mossa, o solo di pronunciare le fatidiche parole del “si proceda con gli esuberi”. Si prende così tempo, sperando forse in un impensabile miracolo. Così, come spiega il comunicato di termine Cda, la presentazione del piano industriale è, almeno ufficialmente, rimandata alla prossima settimana. 

Intanto la preoccupazione aumenta, e tra le “voci” circola anche quella del possibile abbandono di Ethiad. Ipotesi improbabile, considerando l’enorme massa di denaro già versato fino ad ora nelle casse vuote e senza fondo della perennemente sempre più disastrata Alitalia. 

Nuvole sempre più tempestose sul cielo di Alitalia. Nel Cda si discute e si litiga ma non si decide
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