Nuova chiamata per la Banca Centrale Europea

Erano mesi che un meeting di politica monetaria della Banca Centrale Europea non catalizzava tanta attenzione.

Oggi alle 13.45, da Malta, l’Istituto di base a Francoforte annuncerà la propria decisione in materia di tassi di interesse mentre alle 14.30 il Presidente Mario Draghi illustrerà i motivi di tale decisione.

E, forse, ammetterà che l’attuale congiuntura in Eurozona necessita di stimoli monetari aggiuntivi. Perché, come riflette il Wall Street Journal, la BCE sta capendo una cosa che la Federal Reserve e la Bank of England sanno da tempo: una volta che si comincia a stampare denaro è difficile smettere.

Ma mentre Fed e BoE hanno da poco messo fine a tre round di acquisti di titoli governativi, l’Eurotower comincia a subire pressioni crescenti dal mercato affinché annunci da subito nuove misure espansive, per esempio un incremento del quantitative easing.

Quello attuale – il primo nella storia dell’Eurozona – da 1.000 miliardi di euro è partito da soli 7 mesi ma purtroppo non sta perseguendo le finalità per cui è stato lanciato, ossia avvicinare i prezzi attorno al target del 2% fissato dalla BCE.

Le ultime statistiche hanno certificato, per l’Area della moneta unica, un calo dei prezzi dello 0,1% a causa del rallentamento dell’economia globale e del crollo delle quotazioni petrolifere.

Va da se’ che negli ultimi tempi si sono moltiplicate le scommesse per un nuovo intervento da parte delle autorità. Mario Draghi potrebbe decidere di estendere l’attuale QE oltre settembre 2016, incrementare l’acquisto di asset (attualmente quello di titoli di Stato ammonta a 60 miliardi di euro al mese) o introdurre nuovi strumenti di stimolo.

Il dibattito sugli stimoli sta anche accendendo una dialettica tra i banchieri centrali, per ora divisi tra colombe, falchi e indecisi. Resta da capire la posizione dell’intero Board della BCE e, soprattutto, del suo Presidente.

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