Nessun caso Italia per S&P, ritorno a livelli pre Covid già nel 2022

(Teleborsa) – “Non c’è nessun caso Italia”. Le parole sono di Renato Panichi, Senior Director Corporate Ratings di S&P, intervenuto oggi nel corso della conferenza stampa annuale dell’agenzia di rating in merito alla distribuzione degli outlook negativi per il 2021. Questo nonostante le attese di S&P per quest’anno vedano il tasso di default del Paese salire dal 5,3% registrato a novembre 2020 all’8% nella seconda metà del 2021.

Per Panichi, infatti, le previsioni per l’Italia “sono in linea con la media europea”, mentre nel quadro delle insolvenze “includiamo anche le ristrutturazioni dei debiti che non per forza determinano il venir meno dell’azienda emittente”. “C’è un aspetto di produttività che ristagna, sarà cruciale che il gap di produttività del lavoro possa ridursi”, ha aggiunto il dirigente S&P spiegando però che per osservare risultati su questo fronte ci potrebbero volere anni. Sylvain Broyer, capo economista di S&P su Europa e Medio Oriente e Africa, ha però riconosciuto come dal 2012 in Italia siano stati compiuti dei progressi su costi e competitività e che si è in parte recuperato terreno rispetto a Germania e Francia.

Per lo stesso Broyer in Europa e in Italia “ci sono tutte le condizioni per una ripresa solida, anche sul mercato del lavoro“. Infatti la situazione attuale risulta essere molto diversa da quella del primo lockdown con il via alle campagne di vaccinazioni, restrizioni alla mobilità sono meno drastiche e la presenza di un pacchetto di misure a sostegno dell’economia fortemente espansivo. Anche per tali ragioni il capo economista S&P vede un ritorno ai livelli pre Covid per le aziende italiane ed europee già durante il 2022. Le stime di S&P prevedono per l’Italia, in particolare, che dopo il crollo dell’8,7% del 2020 a causa della pandemia si registri una ripresa da +5,3% per quest’anno e +3,2% nel 2022.

Sylvain Broyer ha anche sottolineato il ruolo della BCE per la tenuta del sistema finanziario dell’Eurozona, con una liquidità definita “molto ampia e forse sufficiente ad assorbire le necessità”. Ulteriori misure dipenderanno però dal prolungarsi dei lockdown, soprattutto se questi andranno oltre ad aprile. Altro punto su cui Broyer ha insistito sono i nuovi rapporti attesi tra Europa e Stati Uniti: “È interessante vedere che l’agenda di Biden è molto ‘europea’ in termini di inversione a U sul clima, vuole tornare nell’accordo di Parigi. Quindi, forse, gli USA diventeranno un po’ più europei sul clima e al tempo stesso ci sono segni di nuova una strategia Ue sulle relazioni diplomatiche, come vediamo nell’accordo commerciale con la Cina”.

Per Mirko Sanna, Director Financial Insitutions di S&P, infine, lo stock di crediti deteriorati (Npl) delle banche italiane salirà a 200 miliardi di euro a fine 2021, raggiungendo il 12% (in assenza di misure straordinarie di smaltimento). Sanna ha però spiegato che le banche hanno già effettuato accantonamenti, partono da posizioni più solide rispetto alla crisi precedente e oggi possono disporre di un mercato secondario molto più sviluppato sullo smaltimento degli Npl. Anche su questo fronte, però, “dipenderà molto dalla situazione macroeconomica”. “Il rischio maggiore, in cui sarei più preoccupato – ha detto – è se ci fosse un prolungamento della situazione economica negativa” dovuta alla crisi pandemica.

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