Nadef 2021, CNEL traccia 7 priorità su cui intervenire

(Teleborsa) – “Il quadro macroeconomico tendenziale di riferimento della Nadef 2021 contiene elementi che inducono a ottimismo, prospettando una ripresa marcata nel biennio 2023-24, con un terzo della crescita riconducibile all’effetto propulsivo del Pnrr. Il Cnel concorda con l’impostazione orientata ancora alla politica espansiva, e si è attivato al suo interno per seguire le fasi di attuazione dei principali progetti attraverso specifici gruppi di lavoro formati da esponenti delle Organizzazioni, in raccordo con le analoghe iniziative del Cese e in una ottica di pieno sostegno rispetto agli obiettivi del Piano. Ma permangono alcuni elementi di criticità, anche legati al contesto internazionale come i rischi di crisi energetica e di carenza di materie prime”. Questo il quadro che emerge dalla memoria illustrata oggi in Parlamento, durante l’audizione sulla Nadef, dal presidente del Cnel Tiziano Treu e dal segretario generale Paolo Peluffo.

Sette per il Cnel le priorità su cui intervenire: necessità di una crescita strutturale, robusta e stabile sul medio periodo; il debito; spesa corrente; consumi e inflazione; lavoro; divari sui territori; giovani e povertà.

NECESSITÀ DI UNA CRESCITA STRUTTURALE ROBUSTA E STABILE SUL MEDIO PERIODO – La riduzione del deficit – spiega il Cnel – è subordinata alla capacità di intraprendere e garantire un percorso continuativo di crescita, oltre che ai futuri possibili sviluppi della pandemia. Un primo tema di fondo riguarda, quindi, le modalità di uscita dalla fase pandemica e di rientro dalle politiche estremamente espansive nel corso dei prossimi trimestri. Il Governo su questo punto – sottolinea il Cnel – è chiaro, poiché tratteggia nella Nadef una politica economica ancora di segno espansivo, prevedendone la continuità per i prossimi tre anni, con risorse pari a 70 mld che si sommeranno a quelli del Pnrr. Il Cnel segnala, tuttavia, che – nel confronto con le grandi economie mondiali – la ripresa non appare ancora consolidata, poiché almeno nel breve termine essa dipende ancora dalle politiche espansive, e vi è un grande problema di sviluppo sul medio-lungo termine. “Il quadro di finanza pubblica illustrato nella Nota – rileva il Cnel – è esposto, oltre che alle (ovvie) turbolenze del quadro economico e politico globale, ai rischi che possono derivare dall’efficacia delle riforme delineate nei collegati”. Secondo il Cnel non vi è la certezza che tali processi di riforma siano effettivamente in grado di incidere sul tasso di crescita dell’economia. Inoltre, nel quadro tracciato dalla Nadef non si rinviene una analisi quantitativa dell’impatto delle riforme in termini di PIL. “L’impostazione della Nota, che prende a riferimento l’anno 2019 e la mancata crescita nel corso del 2020, – prosegue il Cnel – sembra trascurare un dato drammatico per il nostro Paese: nel ventennio 2000-2019 l’Italia è cresciuta appena dello 0,23%, contro una crescita dell’UE pari all’1,7%; nello stesso periodo il PIL pro capite si è contratto a -0,8%, al di sotto del valore del 2000. Le risorse introdotte con la straordinaria sospensione dei parametri europei devono pertanto costituire lo strumento per arrestare questo processo di allontanamento del Paese dall’eurozona, e per puntare all’ambizioso obiettivo di allineare il nostro tasso di crescita a quello medio europeo. È centrale per il futuro del Paese riuscire a realizzare finalmente una riforma complessiva del sistema fiscale – su cui il Cnel ha presentato al Parlamento una proposta generale – che sia improntato all’equità e al recupero di gettito, nonché il ridisegno degli ammortizzatori sociali, che deve essere accompagnato da strumenti di politiche attive del lavoro efficaci e funzionanti. L’auspicata crescita strutturale va rilevata non solo in termini di contributo al PIL, ma deve essere coerente con gli indicatori BES – SDGs”.

IL DEBITO –
Resta il problema dell’enorme debito, sulla cui entità influiranno ovviamente le entrate derivanti dalle risorse straordinarie del Ngeu. “Il nodo da sciogliere – spiega il Cnel – riguarda la riattivazione delle clausole che fissano i parametri macroeconomici europei, e la necessità di una generale revisione del Patto di stabilità, nel senso indicato nella proposta francese almeno fino a tutto il 2023 e possibilmente fino alla conclusione del ciclo poliennale del Piano. Quando sarà conclusa la fase della pandemia, si porrà il problema del riassorbimento degli squilibri finanziari accumulati. Inoltre, eventuali sfasamenti nei cicli di ripresa tra Paesi potrebbero incidere sui premi al rischio richiesti dai mercati alle economie caratterizzate da un recupero meno rapido, come potrebbe essere per i Paesi dallo stock di debito pubblico molto elevato (come il nostro). Le eventuali tensioni finanziarie si scaricherebbero velocemente sulle decisioni di spesa di famiglie e imprese. Nell’Unione Europea tali rischi dovrebbero essere circoscritti da un nuovo sistema di regole di bilancio, sulla cui revisione il dibattito è in corso”.

SPESA CORRENTE – L’implementazione del Pnrr per il Cnel deve poter contare su volumi di spesa corrente di entità adeguata agli oneri connessi all’attuazione delle riforme annunciate, specie con riferimento alla spesa sociale ed all’adeguamento delle dotazioni di impiego pubblico. Potrebbe, al riguardo, rendersi necessario il ricorso a fondi aggiuntivi. “Sul medio termine – sottolinea il Cnel – occorre la capacità di realizzare un efficace ed efficiente utilizzo delle risorse da parte delle Amministrazioni pubbliche, assunto implicito nello scenario tratteggiato dalla Nadef. Occorre inoltre una effettiva disponibilità di ampia capacità produttiva inutilizzata, perché in caso contrario i vincoli dal lato dell’offerta smorzerebbero gli effetti moltiplicativi dei settori trainanti sugli altri settori produttivi”.

EFFETTO CERTEZZA SUI CONSUMI E EFFETTO INCERTEZZA PER L’INFLAZIONE – Secondo il Cnel esiste la probabilità che l’elevato stock di risparmio accumulato durante la pandemia possa favorire un recupero rapido della spesa in consumi, ma ciò dipende dalla capacità delle istituzioni e dei mercati di abbattere stabilmente l’incertezza delle famiglie. “D’altro canto, – evidenzia il Cnel – il rialzo dell’inflazione e dalla carenza di semilavorati potrebbero rivelarsi più solidi di quanto prefigurato dalle autorità monetarie, con un aumento dei prezzi che agirebbe sul potere d’acquisto delle famiglie e attiverebbe la reazione della politica monetaria, rallentando l’attività economica. C’è un rischio latente di trasferimento dell’inflazione sui prezzi finali dei beni, che eroderebbe parte della ripresa. Il rialzo dell’inflazione è, al momento, dovuto al rincaro dei beni energetici ed il contenimento del rischio connesso al fattore energetico deve fondarsi su una decisa accelerazione degli investimenti in fonti alternative”.

LAVORO: PRIORITÀ PIÙ IMPORTANTE PER IL PAESE – Sul fronte del lavoro, per il Cnel, occorrono interventi di portata strutturale in grado di incidere sul tasso di occupazione, che è strutturalmente fermo, di circa 20 punti, sotto l’obiettivo europeo (78%). “La Nadef – rileva il Cnel – appare ottimista, scontando un obiettivo del 63,3 da raggiungere nel 2024. C’è inoltre un problema di qualità del lavoro, data l’incidenza del lavoro precario sui livelli di occupazione. Sul livello qualitativo del lavoro agisce il perseguimento dell’obiettivo del 60% dei lavoratori in formazione continua (Action Plan)”. Il Cnel segnala che la prospettiva di crescita delineata nella Nota non sembra procedere di pari passo con la dinamica dell’occupazione: di fronte a una iniezione di risorse, la prospettiva della Nadef sul versante occupazione presenta secondo il Cnel margini di incremento. Quanto all’incidenza dei contratti a termine, destinata ad aumentare in relazione alla implementazione del Pnrr, il Cnel ribadisce la necessità di riconoscere nella contrattazione collettiva lo strumento di regolazione più adeguato di dette forme contrattuali. Con riferimento ai settori sociale e green, dai quali sono attesi i maggiori effetti positivi per l’occupazione, occorre ad avviso del Cnel, destinare una particolare attenzione alla porzione di mercato del lavoro riguardante i cosiddetti white jobs. Il Cnel segnala infine come non si rinvengano, nella Nota, riferimenti al tema delle pensioni.

DIVARI SUI TERRITORI – “La stesura del Pnrr – rileva il Cnel – ha rappresentano un momento politico molto complesso. L’obiettivo che non deve mai essere perso di vista, anche nella costruzione della prossima manovra, è mettere in piedi politiche che incidano sui problemi strutturali del Paese: un mercato del lavoro che esclude le donne e i giovani, un divario tra Nord e Sud e tra città e aree interne che continua ad aumentare, un sistema di formazione sempre meno accessibile, una transizione ecologica che stenta a decollare”.

GIOVANI E POVERTÀ – Il Cnel chiede interventi decisi e strutturali per l’incremento dell’occupazione giovanile. Con la povertà assoluta che ha raggiunto i valori più alti dal 2005, con 1,3 milioni di bambini, 767mila famiglie con minori e un incremento rispetto al 2019 di un milione di persone ed effetti drammatici sull’accesso all’assistenza sanitaria e all’istruzione, il Cnel chiede misure urgenti di contrasto al ciclo intergenerazionale della povertà. Ribadisce la necessità della piena attuazione della “clausola di condizionalità trasversale”, con riferimento alla priorità accordata al tema del sostegno all’occupazione giovanile e femminile e al superamento dei divari di genere, presente in tutte le sei missioni in cui si articola il Pnrr.

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