Mutui, spread e quel paradosso sullo sfondo: perchè i tassi restano bassi?

Alla base della frenata, più di qualche fattore. Uno su tutti che ha a che fare con la prossima mossa della BCE

Quando si parla del mercato dei mutui occorre da sempre fare i conti con più di un fattore di incertezza: si va dalle tensioni, ripetutamente richiamate, sullo spread all’annunciata fine del programma di Quantitative easing da parte della BCE. Scenari questi, che di recente hanno destato più di qualche preoccupazione da parte dei mutuatari alle prese con una serie di interrogativi cui dare risposta non è certo facile.

La buona notizia è che, al momento, il settore sembra aver tirato un po’ il fiato anche se occorre tenere sempre a mente una considerazione di partenza: la debolezza della nostra economia incide sicuramente su un comparto che, seppur ancora lontano da performances brillanti, quantomeno registra una fase positiva che allontana possibili rallentamenti all’orizzonte, quantomeno imminenti.

Prova ne è il fatto che osservando gli spread che le banche praticano sui mutui ci si trova davanti a un paradosso. Sono in tanti a chiedersi come sia possibile che il margine lordo (è questo lo spread) che un istituto chiede oggi su un finanziamento ipotecario a tasso fisso sia dello 0,25%.

Alla base della frenata, più di qualche fattore. Uno su tutti.

Partiamo da una considerazione: il rallentamento economico nella zona euro è superiore alle attese e la Bce sarebbe pronta a riaprire la famosa ‘cassetta degli attrezzi’ che resta piena di risorse in grado di stimolare la crescita. Cosa che ha fatto ripetutamente anche in passato. A partire dall’abbondante liquidità in circolazione immessa dalla Bce negli ultimi anni attraverso un pacchetto articolato di politiche espansive come ad esempio i prestiti a tasso agevolati (Ltro e Tltro) in scadenza nel 2020 di cui le banche italiane sono state – richiedendone oltre 200 miliardi – le prime beneficiarie nell’Eurozona.

Ma niente paura. Il rubinetto resterà aperto. Dallo scorso gennaio, infatti, circolano voci sempre più insistenti sull’ipotesi che la Banca centrale europea, nell’ottica di adottare un atteggiamento cautelativo e di protezione nei confronti dell’economia dei Paesi più a rischio, sia pronta a lanciare un nuovo round di Tltro, il programma di finanziamenti agevolati al settore bancario.

Targeted longer-term refinancing operations, operazioni di rifinanziamento a medio-lungo termine meglio note appunto come TLTRO: si tratta di aste in occasione delle quali la BCE presta denaro al settore creditizio a condizioni particolarmente vantaggiose, della durata di 4 anni per alleviare i problemi di raccolta delle banche europee e sostenere i prestiti a famiglie e imprese.

Rumors che pochi giorni fa hanno trovato conferma nelle parole di Peter Praet, capo economista all’Eurotower , che nel corso di una conferenza stampa a Francoforte, aveva fatto sapere che la banca centrale prenderà molto presto in esame l’ipotesi di una nuova edizione del TLTRO.

Anche il mercato continua a scommettere che l’annuncio potrebbe addirittura arrivare in occasione della prossima riunione in programma, domani, 7 marzo. E la pensano così anche gli analisti di Moody’s, che in un report diffuso recentemente hanno scritto: “un nuovo round di Tltro è lo scenario più probabile in un contesto in cui la crescita si indebolisce nell’area euro e nel mondo, i mercati della raccolta sono volatili soprattutto nell’Europa meridionale, le spinte inflazionistiche rimangono attenuate”.

Tale nuova immissione di liquidità in circolazione immessa dalla Bce , insomma, dovrebbe frenare gli istituti di credito dall’aumentare il margine sui mutui.

In questo panorama, dunque, la scelta degli istituti di credito dovrebbe ancora indirizzarsi verso la promozione di offerte di mutui vantaggiose. C’è ovviamente una cattiva notizia:  visto che gli spread hanno toccato il fondo ovviamente non potranno che risalire, ma non c’è da disperarsi: non è detto che lo facciano in modo rapido e massiccio.

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