Mutui: la diminuzione delle surroghe e il rialzo dei tassi frenano il mercato 

Secondo la Bussola Crif- Mutui Supermarket

(Teleborsa) Nel terzo trimestre 2016 diminuisce il peso delle richieste di surroghe effettuate sul canale online, che passa al 31%, rispetto al 46% del primo trimestre,  mentre aumenta quella con finalità acquisto (58%). Lo dice la Bussola Crif- Mutui Supermarket secondo la quale, parallelamente la domanda di mutui con finalità acquisto sullo stesso periodo passa dal 44% del totale al 58%, trainata da un mercato delle compravendite che continua a crescere, seppur a ritmi inferiori rispetto ai trimestre precedenti

SCENDONO SURROGHE E TASSO FISSO  – Sui prossimi trimestri si attende una conferma del trend di progressiva diminuzione del peso della componente surroga, da ricondursi da un lato alla continua riduzione del bacino di potenziali mutuatari interessati a rottamare il mutuo, dall’altro all’aumento dei tassi IRS, iniziato lo scorso autunno e al momento in fase di consolidamento. Ciò è confermato anche dal peso delle nuove operazioni di surroga verso mutui a tasso fissoche, sempre relativamente al solo canale online, diminuisce dal 77% del totale delle operazioni di surroga nel I trimestre 2017 al 68% nel terzo trimestre dell’anno.

SPREAD SOTTO IL SEGNO DELLA STABILITA’ – Sempre nello stesso periodo preso in esame, si rileva anche una situazione di sostanziale stabilità degli spread medi di offerta per mutui a tasso variabile e una riduzione degli stessi per i mutui a tasso fisso rispetto a quanto registrato durante il secondo trimestre dell’anno. Per una operazione di mutuo di 140.000 euro, durata 20 anni, valore immobile 220.000 euro, la media trimestrale dei migliori spread per mutui a tasso variabile si assesta attorno all’1,0% mentre la media dei migliori spread per mutui a tasso fisso scende dallo 0,5% del secondo trimestre 2017 allo 0,3% del terzo trimestre.

IL RITORNO AL VARIABILE – Osservando, le preferenze dei privati e famiglie con riferimento alla scelta del tipo di tasso, sul canale online emerge un “ritorno” del tasso variabile, che sta progressivamente aumentando il suo favore nei confronti dei consumatori rispetto al tasso fisso. Nel primo trimestre 2017 infatti, il peso del tasso fisso sul canale online spiegava circa il 55% del totale delle richieste di mutuo mentre nel terzo trimestre tale percentuale si riduce al 45%. Complice di tale dinamica risultano due elementi distinti: da un lato la progressiva perdita di peso della componente di domanda con finalità surroga, domanda maggiormente orientata verso la scelta di mutui a tasso fisso; dall’altro l’ampliamento progressivo della forchetta di differenza dei tassi finiti fra mutui a tasso variabile e mutui a tasso fisso, fattore che spinge sempre più consumatori a considerare come maggiormente conveniente la scelta di un mutuo a tasso variabile, che porta con se una rata di importo sempre più vantaggioso.
MUTUI, CALA L’EROGATO – Sul fronte del mercato immobiliare, l’effetto congiunto di una domanda di mutui con finalità surroga in forte diminuzione e una domanda di mutui con finalità acquisto in aumento, seppur a ritmi decrescenti e non capace di controbilanciare le minori erogazioni di mutui surroga, si riflette sull’intero comparto che, in base ai dati Banca d’Italia, segna nel secondo trimestre 2017 una contrazione dei nuovi flussi del -1,8% rispetto al secondo trimestre 2016.

La “ritirata” della surroga porta con sè anche una contrazione nel numero delle richieste di nuovi mutui e surroghe – pari al -8,2% sui primi 9 mesi dell’anno – che probabilmente spiegherà una ulteriore diminuzione dei flussi di mutuo erogati nel corso dell’anno.
Nel complesso, va sottolineato come il rallentamento della domanda di mutui con finalità acquisto si accompagni a un’ulteriore riduzione significativa dei prezzi al mq degli immobili residenziali forniti in garanzia al mutuo, prezzi che registrano nel III trimestre 2017 una contrazione pari al -6,4%, con una dinamica più accentuata rispetto al -4,0% rilevato nel secondo trimestre 2017 e al -3,3% del primo trimestre.

 

 

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