MPS, Orcel (Unicredit): in trattativa emersa necessità più capitale

(Teleborsa) – Una differenza di valutazione degli asset senesi: questa sembra sia stata la causa che ha portato al fallimento delle trattative tra Unicredit e il Mef.

L’ammontare di capitale necessario per l’operazione era più significativo di quanto il Mef si aspettasse e quindi considerato eccessivo”. Così Andrea Orcel amministratore delegato dell’istituto di Piazza Gae Aulenti, davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario spiega perché Unicredit e il Tesoro (che controlla al 64% MPS) non abbiano trovato un punto d’intesa sul valore di MPS.

Abbiamo cercato e proposto diverse alternative, ma tutte – ha detto l’AD – si sono rivelate insufficienti a premettere alle parti di proseguire la trattativa. Era una operazione che avrebbe potuto essere realizzata, ma non a ogni costo”.

“Nonostante i margini di manovra fossero ristretti, abbiamo comunque cercato e proposto diverse alternative a nostro avviso utili a ridurre il fabbisogno di capitale identificato” per MPS “ma tutte si sono rivelate insufficienti a permettere alle parti di proseguire nella trattativa”. Sebbene il risultato finale relativo alla trattativa sul Monte dei Paschi di Siena “sia diverso da quanto auspicato” dal Mef e da Unicredit – ha aggiunto Orcel – “ritengo si possa dire senza tema di smentite che abbiamo fatto del nostro meglio per cercare di raggiungere un accordo che fosse in linea con i principi concordati all’inizio delle trattative e riflessi nell’accordo firmato con il Mef e comunicato al mercato il 29 luglio 2021”.
L’audizione dell’amministratore delegato di Unicredit, Orcel, si è conclusa in modalità secretata, alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario, nella parte in cui ha spiegato la portata dell’aumento di capitale di MPS che, secondo i principi concordati, il Mef avrebbe dovuto sobbarcarsi prima dell’acquisizione da parte di UniCredit. Orcel ha affermato che i dati emersi dalla due diligence hanno fatto emergere una necessità di capitale ritenuta eccessiva dal Mef e che l’istituto di credito non ha voluto rivedere i parametri da cui era partito il negoziato. Parte della relazione consegnata dal manager è stata a sua volta secretata.

Non appena sono saltate le trattative con Unicredit “abbiamo ricominciato ad interrogarci su quali siano le iniziative migliori per un prospettiva aziendale”. Lo ha detto l’Amministratore Delegato di MPS, Guido Bastianini audizione alla commissione di inchiesta sul sistema bancario, in merito al mancato accordo Mef-Unicredit. L’AD della banca senese non ha snocciolato cifre sulle necessità di ricapitalizzazione. “Se le facessi oggi – ha detto – vorrebbe dire che avrei già il piano industriale, che invece va ponderato bene per le iniziative che riguarderanno il perimetro del gruppo”.

L’antitrust europeo avrà soprattutto cura di “evitare le distorsioni di mercato, dovremo esaminare con attenzione il perimetro del gruppo cercando di eliminare componenti non profittevoli – ha aggiunto – e esaminare la struttura dei costi, in particolare i costi del personale. Ci sono bacini di colleghi che su base volontaria potranno decidere se accedere al fondo esuberi. Un minimo di 2.500 e fino a 4.000 unità”. E questo implica necessità di “oneri straordinari che richiedono risorse adeguate, sarà l’oggetto delle prossime settimane di lavoro”, ha detto ancora Bastianini. Come l’audizione di Orcel, anche quella dell’AD di MPS si è conclusa in modalità secretata.

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MPS, Orcel (Unicredit): in trattativa emersa necessità più capitale